La vicenda del Nodo stradale di Perugia, nel tratto tra Madonna del Piano e Collestrada, torna sotto i riflettori dopo la decisione del TAR Umbria. Con l’annullamento degli atti che avevano rilasciato il via libera, l’iter autorizzativo dell’opera subisce una battuta d’arresto e viene messa in evidenza la necessità di aggiornare documenti e procedure alla luce dei cambiamenti ambientali e normativi intervenuti.
La pronuncia colpisce in particolare il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica del 2026 e il parere favorevole espresso dalla Commissione tecnica VIA-VAS. Per i ricorrenti — tra cui Italia Nostra, il comitato Salviamo Collestrada e il coordinamento Sciogliamo il Nodo di Perugia — si tratta di una conferma della loro lunga battaglia; per le istituzioni la sentenza impone di tornare al tavolo con studi aggiornati e nuova consultazione pubblica.
Cosa ha stabilito il TAR
Secondo il Tribunale amministrativo, non era possibile fondare l’approvazione del progetto sulla Valutazione di impatto ambientale (VIA) redatta nel 2006, ormai superata per il mutato contesto territoriale, ambientale e normativo. Il TAR ha quindi dichiarato illegittimi il decreto ministeriale datato 8 settembre 2026 e il relativo parere della Commissione, annullando gli atti che avevano consentito l’approvazione del primo stralcio del Nodo.
Motivazioni tecniche
Tra i rilievi tecnici più rilevanti figura la necessità di tener conto di nuove aree protette inserite nella rete Natura 2000, come le Zone speciali di conservazione (ZSC), e di elementi emersi successivamente come coltivazioni biologiche e specifiche aree boschive. Il Tribunale ha sottolineato inoltre l’importanza delle procedure di partecipazione pubblica previste dalle normative europee e la necessità di comparare soluzioni alternative meno impattanti.
Implicazioni per l’iter autorizzativo
La sentenza determina l’obbligo per Anas e per il Ministero di avviare una nuova VIA, con aggiornamento degli studi ambientali e una rinnovata consultazione della cittadinanza prima di qualsiasi nuova approvazione. In pratica, l’attuale percorso autorizzativo decade e il progetto dovrà essere nuovamente valutato nel suo complesso, integrando le nuove conoscenze ambientali e la normativa vigente.
Procedure da ripetere
Oltre alla Valutazione di impatto ambientale, il TAR ha richiamato l’opportunità di eseguire una Valutazione di incidenza ambientale (VIncA) per verificare gli effetti sulle aree protette. Questo comporta non solo nuovi studi tecnici ma anche una fase di confronto pubblico più ampia, durante la quale potranno emergere alternative progettuali o misure mitigative diverse rispetto a quelle ipotizzate in passato.
Reazioni e proposte alternative
I comitati ambientalisti hanno accolto la decisione come una vittoria e invitano a ripensare l’intervento privilegiando soluzioni meno invasive. Invece, esponenti politici di centrodestra in consiglio regionale hanno lanciato un appello all’unità, proponendo di tornare a un tavolo di confronto per aggiornare gli aspetti ambientali del progetto senza rinunciare all’obiettivo di superare il nodo viario.
Le proposte avanzate dagli oppositori del progetto non escludono interventi puntuali, come il raddoppio delle rampe per ridurre il collo di bottiglia, ma insistono soprattutto sulla necessità di trasferire una quota consistente del traffico sul trasporto pubblico, potenziando ferro e gomma e migliorando intermodalità, infrastrutture e servizi. L’idea è di conciliare esigenze di mobilità con tutela ambientale e partecipazione territoriale.
Prospettive pratiche
In concreto, il percorso che si apre richiederà tempo: la redazione di nuovi studi ambientali, la ripetizione delle procedure autorizzative e la gestione delle osservazioni pubbliche possono prolungare i tempi di progettazione. Tuttavia, per i fautori di una progettazione più sostenibile questo allungamento è un’opportunità per trovare soluzioni più condivise e meno impattanti sul paesaggio e sugli habitat interessati.
La vicenda del Nodo rappresenta dunque un caso esemplare di come la normativa ambientale, la partecipazione e l’evoluzione del territorio possano influire profondamente sulle grandi opere infrastrutturali: l’iter riparte da dati aggiornati e da una fase di coinvolgimento che dovrà essere più ampia e trasparente rispetto al passato.