Nel centro di Terni si è svolto un corteo organizzato dai sindacati di base Cobas, Usb e Cub insieme alla rete degli studenti. La manifestazione, che si è articolata senza incidenti, aveva come slogan principale “Giù le armi, su i salari” e ha visto la partecipazione di un migliaio di persone, per lo più giovani. I promotori hanno concentrato le rivendicazioni sul riarmo, il carovita e la precarizzazione, e hanno indicato come bersaglio politico il governo guidato da Meloni e la figura del ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, citati direttamente durante la mobilitazione.
Percorso e tappe del corteo a Terni
La manifestazione è partita da Largo don Minzoni e ha attraversato porzioni di viale Battisti e piazza Tacito. I partecipanti si sono fermati davanti all’Ufficio Scolastico Regionale di palazzo Bazzani, ribadendo rivendicazioni legate alla scuola pubblica. Successivamente il corteo è ripreso verso corso Tacito per concludersi in piazza della Repubblica. Il percorso, descritto punto per punto dagli organizzatori, non ha registrato scontri e si è caratterizzato per la prevalenza di giovanissimi fra i manifestanti.
Simboli e slogan
All’inizio del corteo è stata esposta una grande bandiera palestinese: per i partecipanti il gesto segnala l’accusa contro l’esecutivo di essere, a loro giudizio, «complice» del conflitto in Gaza per la sua vicinanza a Israele. Tra gli slogan scanditi in piazza sono comparsi cartelli e cori contro i decreti sicurezza, invocazioni per una scuola libera e interventi contro la repressione. Le richieste rivolte al governo includevano più risorse per la sanità pubblica, investimenti per la scuola pubblica e un aumento dei salari che gli organizzatori hanno definito inaccettabili come «salari da fame».
Il quadro nazionale della giornata di mobilitazione
La manifestazione di Terni si inserisce in una giornata di mobilitazioni diffuse in tutta Italia per lo sciopero generale indetto da sindacati di base e Usb contro il caro vita e il riarmo. L’organizzazione nazionale ha dichiarato: “Siamo 1,5 milioni in 60 piazze di tutta Italia”, cifra ripetuta nei comunicati come indicazione della portata della protesta, nonostante alcune precettazioni per i trasporti pubblici. La partecipazione ha coinvolto comparti pubblici e privati e ha visto l’adesione anche di numerosi studenti.
Altre piazze e numeri
In diverse città si sono registrate manifestazioni di grande affluenza: a Palermo è stato stimato un corteo con circa cinquemila persone, mentre a Cagliari le presenze sono state valutate intorno a 15mila. Gruppi come il Collettivo Osa hanno parlato di una mobilitazione ancora più ampia, definendola «due milioni nei cortei», sottolineando la partecipazione massiccia di studenti. Nelle piazze principali si sono levati slogan come “Noi la guerra non la paghiamo” e cartelli con richieste precise, ad esempio “Più aule, meno botte” nelle manifestazioni studentesche.
Il carattere variegato delle proteste ha portato a momenti di tensione in alcune città, mentre altre si sono svolte in maniera pacifica. Sul piano nazionale, le rivendicazioni hanno accompagnato anche iniziative di blocco portuale e scioperi nei terminali marittimi, azioni che gli organizzatori hanno collegato alla protesta contro l’economia di guerra e il traffico di armi.
La giornata di mobilitazione a Terni e nelle altre piazze italiane evidenzia una rete di attori sociali coordinati — sindacati di base, collettivi studenteschi e associazioni — che hanno messo al centro temi economici, educativi e internazionali. A Terni, come altrove, la presenza giovanile e l’uso di simboli e slogan hanno dato alla protesta un’impronta Netta, concentrata su richieste politiche esplicite verso il governo e sulle condizioni di vita e lavoro.



