Il Consiglio regionale dell’Umbria ha votato la sera del 22 ottobre 2026 l’adozione di una normativa che regola il suicidio medicalmente assistito. Con 11 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti, la proposta è passata con la maggioranza necessaria, diventando la quinta legge del Paese a prevedere tale possibilità, dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. Il disegno normativo, intitolato “Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale”, è stato promosso dai sostenitori con il nome “Liberi subito”, in ricordo di Laura Santi, giornalista perita di Perugia deceduta per suicidio assistito il 22. Circa 4 801 firme hanno alimentato l’iniziativa popolare, che ha raggiunto la soglia di validità.
Dettagli del voto e contenuto della norma
Il risultato del voto – 11 sì, 6 no, 3 astenuti – ha visto al centro della discussione una ripartizione trasversale delle forze politiche: i rappresentanti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi-Sinistra hanno sostenuto la proposta, mentre la vicepresidente del Consiglio, Biancamaria Tagliaferri, insieme a membri di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, si sono opposti. Tra gli astenuti si sono registrati Nilo Arcudi (Umbria Civica), Laura Pernazza (Forza Italia) ed Enrico Melasecche (Lega). La legge, pur prevedendo la procedura di suicidio assistito, non fa alcun riferimento alle cure palliative, nonostante l’emendamento oppositivo che avrebbe inserito tale richiamo sia stato respinto.
Le reazioni dei vescovi umbri
Il giorno successivo, 23 ottobre 2026, i vescovi dell’Umbria hanno espresso “amarezza e delusione” per la decisione regionale, ribadendo che la tutela della vita – “dal concepimento fino al suo termine naturale” – è il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto. Nella loro dichiarazione hanno richiamato le parole pronunciate dal Papa Leone XIV a Lourdes il 27 settembre 2026: «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Ciò che è legale non è necessariamente morale». I vescovi hanno sottolineato che la risposta cristiana alle persone anziane, malate o sole è rappresentata dall’accompagnamento e dalla vicinanza solidale, chiedendo l’attuazione piena della legge già esistente sulle cure palliative.
Richiamo alle cure palliative
Le gerarchie ecclesiastiche hanno ricordato che la normativa regionale sulle cure palliative, approvata l’anno precedente, dovrebbe essere pienamente realizzata, garantendo hospice, assistenza domiciliare e supporto psicologico. Hanno rimarcato che “la libertà non è abbandonare chi soffre” e che una società civile deve cure e accompagnare i fragili, non trasformare la morte in una risposta alla sofferenza.
Posizione della Presidente della Regione e dibattito politico
Stefania Proietti, presidente della Giunta umbra e a capo di una coalizione di centrosinistra, ha mantenuto una posizione di distanza dal voto, uscendo dall’aula durante la votazione. In una nota rilasciata il 23 ottobre ha sottolineato che “le cure palliative sono alla base di tutto, anche se ancora risultano carenti”, promettendo un “incremento graduale già da quest’anno”. Proietti ha inoltre espresso la necessità di una disciplina nazionale organica, giudicando improprio trattare la materia a livello regionale.
Le critiche di associazioni cattoliche e di movimento “Pro Vita e Famiglia”
Il network “Ditelo sui tetti”, rappresentato da Elena Fruganti e Domenico Menorello, ha condannato la legge definendola una “libertà che non abbandona chi soffre”, chiedendo un potenziamento delle strutture palliative prima di aprire la via alla morte assistita. L’Associazione Medici Cattolici Italiani, tramite il presidente Alberto Virgolino, ha dichiarato “inaccettabile” la decisione, evidenziando l’esistenza di percorsi di assistenza già disponibili. Parallelamente, l’organizzazione “Pro Vita e Famiglia” ha definito la norma “inumana” e “incostituzionale”, ricordando le pronunce della Corte Costituzionale sui precedenti regionali.
La promulgazione della legge sul suicidio assistito nella terra di San Francesco, patria di una tradizione di solidarietà verso i più vulnerabili, solleva interrogativi su una possibile deriva verso un individualismo privo di cura. Mentre il Consiglio regionale sostiene di aver offerto una risposta ai “desideri di morire” dei più afflitti, le voci della Chiesa e delle associazioni citano la necessità di potenziare le cure palliative e di garantire un vero accompagnamento, affinché nessuno ricorra a una scelta definitiva per mancanza di alternative.



