L’Assemblea legislativa dell’Umbria, riunita a Palazzo Cesaroni, ha avviato la discussione sulla proposta di legge popolare intitolata “Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale”. La seduta del 22 ottobre 2026 è stata interrotta dopo la lettura della relazione del relatore unico, Fabrice Ricci, e gli interventi dei consiglieri, per passare alla fase di emendamenti e al voto finale.
Il testo prevede che ogni Azienda unità sanitaria locale debba costituire una Commissione multidisciplinare permanente, formata da un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista rianimatore, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e il specialista della patologia del richiedente. La commissione deve verificare i requisiti richiesti, inoltrare la relazione al Comitato etico regionale dell’Umbria e garantire l’assistenza del medico di fiducia prima dell’eventuale autosomministrazione del farmaco letale. Il disegno di legge sottolinea, però, che il potenziamento delle cure palliative non è in contraddizione con la normativa proposta.
Intervento di Bianca Maria Tagliaferri e motivazioni del voto contrario
La consigliera Bianca Maria Tagliaferri (Ud-Pp) ha espresso un voto contrario, dichiarando di aver interrogato “fino in fondo la propria coscienza” e di averlo fatto “nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente”. Nella sua replica, ha richiamato una testimonianza raccolta in aula, secondo cui la richiesta di porre fine alla propria vita può essere legata alla solitudine, alle difficoltà familiari o al timore di essere un peso. Tagliaferri ha rimarcato l’importanza delle sentenze della Corte costituzionale, che impongono alla Repubblica di garantire un sostegno assistenziale, economico, sociale e pedagogico a chi si trova in condizioni estreme.
Riflessi personali e riferimenti alla propria esperienza
La consigliera ha sottolineato la propria esperienza ventennale accanto a un familiare con disabilità grave e dieci anni come caregiver, affermando che “la priorità va alla vita, sempre” e che “una comunità non deve lasciare indietro nessuno”. Ha inoltre accolto il ringraziamento della presidente Stefania Proietti per l’ascolto riservato in un momento di grande intensità emotiva, rilevando che il Servizio sanitario deve “attivarsi per garantire le cure, non per accompagnare alla morte”.
Altre posizioni e clamore per una normativa nazionale
Fabrizio Ricci, relatore unico, ha difeso il disegno definendolo “un atto di giustizia” e ha citato la frase di Laura Santi: “Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme ma siamo noi a dover scegliere”. Ha ribadito che la morte volontaria medicalmente assistita è già un diritto riconosciuto da numerose pronunce della Corte costituzionale, ma che la mancanza di una legge statale costringe le Regioni a intervenire con disposizioni eterogenee, minacciando il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione.
Altri consiglieri, tra cui Laura Pernazza (FI) e Eleonora pace (FdI), hanno puntato il dito contro la carenza di disposizioni esplicite sulle cure palliative nella proposta, chiedendo l’inserimento di clausole valutative per garantire l’accesso a queste prestazioni. Pernazza ha denunciato il finanziamento di soli 5 mila euro annui per la legge, a fronte di nessun investimento per le cure palliative, e ha richiesto una maggiore trasparenza sui dati di accesso. Pace ha rimarcato la necessità di un percorso più lungo e più approfondito, lamentando la decisione finale presa a pochi giorni dalla discussione in aula.
La discussione ha messo in evidenza tre filoni: la difesa di un diritto già riconosciuto a livello giurisprudenziale, la preoccupazione che la legge non tuteli adeguatamente le persone vulnerabili e la costante richiesta di una disciplina nazionale uniforme. La speranza espressa da Tagliaferri è che il Parlamento approvi al più presto un testo unico che garantisca a tutti i cittadini uguali diritti e pari accesso a un sistema di assistenza sanitaria equilibrato tra rispetto della dignità e tutela della vita.



