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Tre indagati per omicidio colposo dopo la caduta di Aldo Biselli

Un imprenditore cade dal tetto di un capannone a Deruta: scopri chi è stato arrestato e cosa ha revelato l’autopsia.

Tre indagati per omicidio colposo dopo la caduta di Aldo Biselli

Il 60enne Aldo Biselli, imprenditore edile di Deruta, è deceduto il 18 agosto scorso mentre verificava un problema di infiltrazione su un capannone industriale. La sua caduta da un’altezza di circa otto metri ha innescato un’indagine penale che ha portato all’arresto di tre soggetti, compreso il fratello del muratore. La Procura di Spoleto ha inquadrato il caso come omicidio colposo, aprendo un fascicolo per accertare eventuali violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro.

Il medico legale della Procura, il dottor Massimo Lancia, ha confermato che la causa del decesso è stata la serie di traumi subiti al momento dell’impatto con il suolo, escludendo patologie pregresse o azioni violente da parte di terzi. Le indagini proseguono per valutare la responsabilità delle persone coinvolte nelle modalità di esecuzione dei lavori in quota.

Le dinamiche dell’incidente sul tetto di Deruta

Il 18 agosto, la titolare di un’impresa di ceramiche ha contattato Biselli per risolvere una pericolosa infiltrazione d’acqua proveniente dal tetto del loro stabilimento. Per raggiungere la zona interessata, è stato allestito un mezzo provvisorio costituito da un carrello elevatore, tre cassoni metallici impilati e una scala in alluminio adagiata sull’ultimo cassone. Un operaio dell’azienda ha supportato il muratore nella salita. Una volta sul tetto, Biselli si è spostato verso il punto in cui l’acqua entrava nel capannone, attraversando un lucernario di plexiglass.

Durante il transito, il lucernario è ceduto sotto il peso del corpo, provocando la perdita di appoggio. L’uomo è precipitato all’interno della struttura, sfondando anche il controsoffitto di PVC e vetroresina, prima di impattare sul pavimento a circa otto metri dal punto di partenza.

Chi sono gli indagati e qual è il loro ruolo

Tre persone sono state messe sotto accusa. La prima è la proprietaria dell’azienda, che ha richiesto l’intervento di Biselli per il problema di infiltrazione. Il secondo è il fratello di Aldo Biselli, socio dell’impresa e responsabile della sicurezza, accusato di non aver garantito le necessarie cautele. Il terzo è un operaio che ha guidato il carrello elevatore e ha aiutato il muratore a salire sulla scala. Tutti sono indagati per omicidio colposo, in attesa di ulteriori chiarimenti sulla corretta applicazione delle norme anti caduta.

Le indagini e le conclusioni dell’autopsia

Il dottor Lancia ha depositato la relazione autoptica, rilevando un politrauma con lesioni cranico-encefaliche e toraciche predominanti, derivanti esclusivamente dalla caduta. Non sono state riscontrate ferite riconducibili a violenze di terzi né malattie pregresse capaci di aver influito sulla dinamica dell’incidente. La relazione sottolinea che le lesioni sono compatibili anche con le manovre di rianimazione effettuate sul posto.

Parallelamente, la Procura sta valutando se le disposizioni di prevenzione e protezione dal rischio di caduta siano state osservate. Il medico legale ha precisato che la verifica di tali misure esula dalle sue competenze, ma il prossimo passo dell’inchiesta sarà l’esame delle procedure di lavoro in quota adottate dal cantiere.

Procedura giudiziaria e rappresentanza civile

L’attuale fase investigativa è coordinata dal pubblico ministero Alessandro Tana. La parte civile è affidata all’avvocato Donatella Donati, che rappresenta gli interessi della famiglia di Biselli. Gli avvocati coinvolti nel caso includono Luca Valigi, Alessandro Vesi, Michela Alunni e Stefano Goretti, i quali seguiranno il procedimento per accertare eventuali responsabilità civili e penali.

Nel frattempo, la ditta di costruzioni ha sospeso i lavori sul tetto, in attesa dei risultati definitivi dell’inchiesta. L’intervento dei soccorritori sul luogo, guidato da una dipendente addetta al primo soccorso, ha dimostrato la rapidità di risposta, ma non è bastato a impedire il decesso, confermando la gravità delle condizioni in cui si è verificata la caduta.

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