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Condanna a vita per l’omicidio di Ilaria Sula: i dettagli del processo

Il tribunale romano assegna l'ergastolo a Mark Samson per l'omicidio di Ilaria Sula, una vicenda segnata da controllo, violenza e inganno.

Condanna a vita per l’omicidio di Ilaria Sula: i dettagli del processo

Il 27 ottobre 2026 la Terza Corte d’Assise di Roma ha pronunciato una sentenza che chiude un drammatico capitolo di violenza di genere. Il giudice ha confermato la condanna a ergastolo a Mark Samson, ventiquattrenne reo confessante dell’omicidio della sua ex fidanzata, Ilaria Sula, studentessa di 22 anni iscritta alla Sapienza.

Il processo, durato diversi mesi, ha messo in luce un disegno criminale costruito intorno al desiderio di possesso e al rifiuto di perdere il controllo su una giovane. Le indagini hanno evidenziato come l’autore, sfruttando le credenziali social dell’altra, fosse in grado di manipolare le comunicazioni e di tenere in vita l’illusione della sua presenza per giorni dopo il crimine.

Il processo e le accuse fondamentali

La Procura di Roma, assistita dall’avvocatura di parte civile, ha chiesto l’applicazione delle aggravanti per premeditazione, per futili motivi e per la violenza di genere. L’accusa ha dimostrato che Samson aveva pianificato l’attacco con cura, scegliendo con precisione il luogo, l’arma e il metodo di occultamento del corpo.

Il ruolo del controllo nella relazione

Le testimonianze hanno ricostruito un clima di costante sorveglianza: Samson accedeva alle conversazioni private di Ilaria tramite le sue credenziali, leggeva i messaggi scambiati con amici e cercava di limitare ogni forma di distanza richiesta dalla vittima. Il controllo digitale si è dimostrato un elemento chiave per comprendere la dinamica del delitto, poiché ha alimentato la convinzione dell’autore di poter decidere della vita altrui.

La ricostruzione dei fatti

Secondo le indagini, l’omicidio si è verificato il 25 marzo 2025 nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano di Roma. Samson avrebbe colpito Ilaria con tre pugnalate al collo dopo averla prima stordita a pugni. Il corpo è stato poi collocato in una valigia trolley e trasportato fino a Guadagnolo, nella zona di Capranica Prenestina, dove è stato gettato in un dirupo.

Le menzogne post-omicidio

Dopo aver occultato il cadavere, l’imputato ha continuato a utilizzare il cellulare di Ilaria per inviare messaggi ai familiari e agli amici, creando l’illusione che la giovane fosse ancora viva. Questa condotta è stata interpretata dalla difesa come prova di un gesto d’impeto, ma la corte ha ritenuto che l’inganno fosse parte integrante del piano di fuga.

Sentenza, sanzioni e reazioni

Il verdetto ha accolto pienamente le richieste della Procura, disponendo la pena di ergastolo per omicidio volontario aggravato e per occultamento di cadavere. Non sono state riconosciute attenuanti generiche. Nel frattempo, la madre di Samson, Leonora Soleman Manlapaz, aveva già patteggiato una condanna di due anni per concorso nel medesimo reato.

Nel pubblico atto, il padre di Ilaria, Flamur Sula, ha dichiarato tra le lacrime: «L’ergastolo vero ce lo abbiamo noi, io e mia moglie». La madre, Gezime Sula, ha aggiunto: «Era una ragazza allegra, ora è finalmente in pace». Entrambi hanno sottolineato che la condanna non potrà colmare il vuoto lasciato dalla perdita.

L’aula bunker di Rebibbia, dove si è svolta la lettura della sentenza, è stata teatro di emozioni contrastanti: da un lato la convinzione di aver ottenuto giustizia, dall’altro la consapevolezza che la violenza di genere rimane una piaga difficile da eradicare.

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