Il raduno internazionale tenutosi a Assisi dal 25 al 27 ottobre ha riunito oltre trecentoquaranta capi religiosi e rappresentanti delle istituzioni provenienti da cinquanta-tre nazioni. L’incontro, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, celebra i quarant’anni dalla storica Giornata per la Pace indetta da Giovanni Paolo II nel 1986. I partecipanti hanno considerato il periodo attuale come un bivio: o si riesce a eliminare le guerre, o le stesse guerre minacciano l’intera umanità.
L’incontro storico di Assisi: numeri e protagonisti
Tra i presenti spiccavano il patriarca ecumenico Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury Sarah Mullally, il rabbino capo francese Haim Korsia e il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre erano intervenuti rappresentanti dei media, tra cui il direttore di *Famiglia Cristiana* Don Stefano Stimamiglio. L’evento ha incluso ventiquattro forum tematici, coprendo temi dal disarmo nucleare all’economia di guerra, dalle migrazioni alla crisi climatica.
Partecipanti da 53 paesi
La presenza di delegati da tutti i continenti ha sottolineato la visione della pace come cantiere aperto a tutti. Ogni nazione ha portato la propria esperienza, ma tutti hanno concordato sul fatto che la mancanza di dialogo e di visioni condivise mette a rischio le conquiste della civiltà e la salvaguardia del pianeta.
Le richieste concrete per una pace disarmata
Il documento finale, letto davanti alla Basilica Inferiore, invita a convertire le risorse destinate agli armamenti in acqua, cibo, istruzione, lavoro, aria pulita e cure sanitarie per tutte le generazioni. L’appello richiama l’antico profeta, chiedendo di «liberare il mondo dall’incubo nucleare» e di avviare una de-escalation globale. I leader hanno inoltre insistito sul fatto che la pace non è solo una teoria, ma un impegno pratico che le religioni possono guidare, disarmando i cuori e influenzando i decisori politici.
Ridistribuzione delle risorse militari
Secondo i partecipanti, la spesa per le forze armate dovrebbe essere reindirizzata verso progetti di sviluppo sostenibile, come la costruzione di città vivibili e l’accesso universale a cure mediche. Questo passo, definito «disarmante», intende trasformare la logica della guerra in una cultura della cooperazione e della solidarietà.
Testimonianze dal campo di conflitto
Tra le testimonianze più toccanti, il vescovo di Kyiv-Zytomyr Vitaliy Krivitskiy ha mostrato un piccolo fischietto usato in Ucraina per segnalare la presenza di rifugiati sepolti sotto le macerie. Il suo racconto ha illustrato come la preghiera possa diventare «l’ultima voce» di chi non può più gridare. Un altro intervento, del sacerdote Ibrahim Faltas, ha ricordato i 40 000 orfani di Gaza, chiedendo che l’assistenza umanitaria non si limiti a trasferimenti verso l’Europa, ma trovi una porta d’ingresso a Betlemme.
Il messaggio finale di speranza
I leader religiosi hanno ribadito che la nostra casa comune è un unico pianeta ereditato dalle generazioni future. Hanno lanciato un appello urgente a scegliere la creatività del dialogo anziché la cultura della violenza, affermando che solo la pace può essere considerata sacra. L’incontro di Assisi, dunque, si propone non solo come un momento di preghiera, ma come un vero e proprio laboratorio di soluzioni per un futuro privo di conflitti.



