Il 27 ottobre 2026 il comune di Terni è nuovamente al centro di una tensione politica. Stefano Bandecchi, sindaco della città, ha pubblicato sui canali social un nuovo appello rivolto a tutti i consiglieri di opposizione, chiedendo loro di recarsi d’urgenza presso lo studio del notaio Cirilli per firmare le dimissioni e mettere fine a quello che definisce un “impasse” amministrativo.
Il messaggio, pubblicato alle 18:46, è stato presentato con la formula “per favore”, che il sindaco ha definito quasi un appello. Nella sua dichiarazione, Bandecchi ha sottolineato l’importanza di raggiungere il numero indispensabile di firme: “voglio fare un appello a tutti i consiglieri di Terni, per favore, cercate di andare a firmare tutti e 17 così andremo finalmente a casa e andremo a lavorare”. L’uomo ha aggiunto che, senza le 17 firme, l’intera amministrazione rischia di mantenere un’immagine di inoperatività.
Il richiamo del sindaco alle opposizioni
Nel post, Bandecchi ha precisato che il raggiungimento del quorum è essenziale: “A questo punto però 17 per forza sennò, se tutto il comune non va a casa, pensate alla figura di merda”. Il tono fermo e diretto ha lasciato intendere la volontà di chiudere rapidamente la crisi istituzionale, puntando su una procedura formale che prevede la firma di tutti e 17 i consiglieri per dare effetto alle dimissioni.
Chi è comparso allo studio del notaio
Al momento della redazione dell’articolo, al notaio Cirilli si sono presentati cinque consiglieri di destra e un esponente del Movimento 5 Stelle: Roberto Pastura e Marco Cecconi (Fratelli d’Italia), Guido Verdecchia (teoricamente di Forza Italia, ma membro del gruppo misto di Palazzo Spada), Cinzia Fabrizi (gruppo misto), Orlando Masselli (lista Vannacci) e Claudio Fiorelli (Movimento 5 Stelle).
Questi firmatari rappresentano la parte del fronte anti-Bandecchi che ha risposto alla chiamata. Tuttavia, la lista rimane incompleta perché il Partito Democratico e i quattro ex membri di Alternativa Popolare, ora raggruppati in “Per Terni”, non hanno ancora aderito alla procedura.
Le firme mancanti e le conseguenze politiche
Il conteggio richiesto è di 17 firme, come specificato dal sindaco. Al momento ne mancano ancora diverse, tra cui Andrea Sterlini, Marina Severoni, Federica Mengaroni e Andrea Colasanti, tutti ex Alternativa Popolare. Inoltre, Francesco Maria Ferranti, capogruppo di Forza Italia in Consiglio, non si è presentato a causa di una disputa interna che ha portato a una sospensione dal partito e a un ricorso legale.
Il foglio per la firma rimarrà aperto per qualche giorno, in attesa che gli ultimi consiglieri decidano se aderire o meno all’iniziativa. Se le firme non verranno raccolte, il sindaco dovrà confrontarsi con una amministrazione che, a suo dire, rischia di “andare a casa” con una “figura di merda”. Al contrario, il raggiungimento del quorum consentirebbe di chiudere la sessione del consiglio e di procedere con la nuova gestione comunale.
La vicenda ha già sollevato polemiche all’interno del Consiglio di Palazzo Spada e ha attirato l’attenzione dei media locali, che hanno evidenziato il clima di tensione tra le forze politiche della città. Il caso rimane un esempio di come le dinamiche istituzionali possano essere influenzate da strategie comunicative dirette sui social media.
Prospettive future per la governance di Terni
Se le 17 firme saranno ottenute entro i prossimi giorni, il Consiglio comunale potrà dichiarare la fine dell’attuale crisi e avviare un nuovo ciclo di attività amministrative. In caso contrario, la mancanza di quorum potrebbe spingere Bandecchi a ricorrere a ulteriori pressioni, tra cui la fruizione di strumenti legali per forzare le dimissioni o la richiesta di interventi da parte delle autorità regionali.
In ogni caso, la situazione rimane fluida e sottolinea l’importanza di coordinamento e dialogo tra le diverse forze politiche per garantire la continuità dei servizi pubblici e la stabilità istituzionale del comune di Terni.



