Il mercoledì 5 novembre si è svolta nella casa circondariale di Capanne, in Umbria, una cerimonia simbolica: la segretaria generale della FILLEA CGIL Umbria, Elisabetta Masciarri, ha ritirato un mosaico realizzato interamente dalle interne partecipanti al progetto Ricomporre il domani – Laboratorio permanente di arte musiva e integrazione sociale. L’opera, che riproduce il logo della categoria, rappresenta il culmine di un percorso formativo avviato nel marzo scorso e testimonia come la formazione possa tradursi in concreti risultati occupazionali.
Il mosaico delle detenute: un simbolo di formazione e inclusione
La creazione è nata da un corso di base che ha coinvolto dieci donne della sezione femminile. Dopo la fase introduttiva, due partecipanti sono state selezionate per una specializzazione avanzata, dando vita a un laboratorio interno capace di produrre manufatti su commissione. Grazie al coordinamento dell’imprenditore Salvatore Bartolucci, le interne hanno potuto acquisire competenze tecniche nella musiva e nella gestione di piccoli progetti artigianali, aprendo una concreta prospettiva di autonomia e reinserimento lavorativo.
Dalla formazione al laboratorio interno
Il percorso formativo, sostenuto da Formedil Perugia e dalla Fondazione Perugia, è stato inserito in un più ampio protocollo di intesa firmato a maggio 2024 tra l’Istituto Penitenziario, l’UDEPE e le organizzazioni del settore delle costruzioni (Ance, CNA, Confartigianato imprese, Legacoop Produzione e Servizi, Filca Cisl, Feneal Uil). Questo accordo garantisce la continuità delle attività e la possibilità di realizzare ulteriori prodotti su richiesta, trasformando le competenze acquisite in opportunità concrete sul territorio.
Il progetto “Ricomporre il domani” e il sostegno delle istituzioni
Secondo le parole della stessa Masciarri, «la cura degli spazi, le attività che si svolgono dentro le mura e le opportunità offerte durante la pena sono fondamentali per assicurare condizioni di dignità, contrastare l’isolamento e creare un legame stabile con il territorio e con il mondo del lavoro». Il mosaico, così come le altre produzioni future, intende dimostrare che il tempo della pena non deve essere vissuto come uno stato di sospensione, ma come un momento di crescita personale e professionale, in linea con la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione.
Sovraffollamento carcerario: dati e riflessioni
Al 31 ottobre di quest’anno i dati del Ministero della Giustizia indicano 66.285 persone presenti nelle carceri italiane, contro 51.283 posti regolamentari. In Umbria la situazione è analoga: 1.703 presenze per una capienza di 1.340 posti., questi numeri rendono evidente come il sovraffollamento continui a incidere sulle condizioni di detenzione e a richiedere politiche di prevenzione, misure alternative e interventi di reinserimento capaci di ridurre il rischio di recidiva.
Il mosaico, ora esposto all’interno delle mura di Capanne, rimane un chiaro esempio di come competenze acquisite possano trovare un riconoscimento reale, grazie all’impegno di educatori, personale carcerario e delle parti sociali. È anche un invito a guardare oltre le statistiche, a valorizzare le capacità nascoste tra le mura e a promuovere una giustizia sociale più inclusiva.



