La Regione Umbria ha compiuto un passo significativo verso la bonifica e la rigenerazione ambientale della discarica di Terni. Con l’approvazione del Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur), la Regione ha attuato gli impegni previsti nell’Accordo di Programma, coniugando continuità operativa e tutela del territorio.
Il progetto, che include il landfill mining e presidi ambientali, mira a risolvere una criticità storica che grava su Terni da decenni. Grazie a questo intervento, verranno rimossi 1.100.000 mc di vecchi rifiuti comunali depositati tra il 1987 e il 1997, causando infiltrazioni di percolato nella falda.
Il progetto di landfill mining e bonifica
Il progetto di landfill mining prevede lo scavo e la rimozione di circa 1.100.000 mc di rifiuti solidi urbani (RSU). Una volta rimossi, Arvedi-Ast realizzerà una barriera geologica artificiale di fondo, composta da un metro di argilla compattata e 4 strati di geocomposito bentonitico, per isolare il nuovo catino ed evitare infiltrazioni verso la falda.
I rifiuti estratti saranno trattati in un impianto di vagliatura e selezione per recuperare materiali utili, in particolare metalli ferrosi e non ferrosi, stimati nel 3% del volume totale. Per mitigare l’impatto, i terreni puliti derivanti dalla rimozione del cappellaccio della discarica verranno riutilizzati per realizzare una duna alberata, alta fino a 20 metri, che ridurrà drasticamente l’impatto visivo, acustico e la diffusione di polveri verso le aree residenziali.
La condizione ambientale numero 5
La Regione Umbria ha imposto la compensazione integrale di 1.177 tonnellate di CO2 generate dalle attività di cantiere e logistica attraverso un Piano di Forestazione Urbana. Questo piano vincola alla piantumazione di essenze arboree nelle aree adiacenti allo stabilimento Ast o su terreni messi a disposizione dal Comune di Terni. La Regione ha stabilito una superficie minima di 6 ettari di terreno effettivamente piantumato.
La riforma dell’ecotassa e il ripristino vegetale
Al termine della coltivazione della discarica, è previsto un investimento di oltre 1,2 milioni di euro per un completo ripristino vegetale. Le profonde innovazioni e le prescrizioni del Paur si integrano con una vera e propria rivoluzione fiscale, governata dal nuovo Disegno di Legge sull’Economia Circolare in fase di approvazione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria.
Dal 2028, l’ecotassa per il conferimento dei rifiuti speciali in discarica cesserà di essere un prelievo punitivo per trasformarsi in una rendita ambientale a favore del territorio. Il nuovo tariffario prevede aumenti rispetto agli attuali conferimenti, associati a un innovativo sistema di premialità in cui le azioni virtuose che massimizzeranno il recupero delle scorie permetteranno la riduzione del tributo secondo una scala meritocratica.
Il 5% del gettito sarà attribuito direttamente ai comuni ospitanti e limitrofi per finanziare il monitoraggio ambientale e la tutela igienico-sanitaria dei residenti. La quota restante alimenterà il Fondo regionale per l’economia circolare, destinato a sostenere la raccolta differenziata, la gestione delle aree protette, le attività di ARPA e le bonifiche pubbliche dei siti contaminati e delle vecchie discariche dismesse.
La nuova rampa scorie di Ast e il monitoraggio ambientale
La svolta ambientale per il quartiere di Prisciano passa per un rodaggio di centottanta giorni. La nuova rampa scorie, un impianto complesso e inedito, richiederà circa sei mesi per raggiungere le performance ottimali. Durante questo periodo, non si fermeranno i campionamenti sulla qualità dell’aria, rafforzati dalla nuova centralina direzionata sul monitoraggio del nichel.
L’avvio dell’impianto Tapojärvi e i sei mesi per l’ottimizzazione del ciclo di recupero delle scorie Ast sono stati discussi in un tavolo tecnico convocato dalla Regione Umbria. I tecnici regionali e il direttore Filippo Marasco hanno chiarito che la struttura avrà bisogno di un semestre di rodaggio per garantire un funzionamento a regime.
La sorveglianza sanitaria e ambientale è concentrata sui parametri della qualità dell’aria, con un focus specifico sui valori del nichel, che dovranno rientrare nei limiti normativi previsti per il 2030. Le attività ispettive continueranno a tracciare anche gli stati emissivi anomali e il fenomeno delle vibrazioni industriali.



