Negli ultimi anni i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione hanno cambiato volto: non sono più esclusiva dell’adolescenza e delle giovani donne, ma interessano anche bambini e ragazzi in età sempre più precoce. Secondo le osservazioni cliniche raccolte in Umbria e i dati nazionali, il fenomeno mostra caratteristiche che richiedono attenzione da parte delle famiglie e dei servizi sanitari.
Numeri e popolazione colpita
Dal punto di vista statistico, l’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute rileva oltre 4 milioni di persone in Italia affette da disturbi alimentari. In Umbria la stima si aggira attorno a 15.000 individui, con una maggiore incidenza nella fascia d’età compresa tra 12 e 25 anni. I dati regionali più dettagliati segnalano che tra i 12 e i 45 anni ci sono 13.569 persone con diagnosi di anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata: 9.580 donne e 3.989 uomini.
La punta dell’iceberg
Gli operatori sottolineano che queste cifre sono probabilmente sottostimate perché molte persone non chiedono aiuto e restano invisibili ai servizi. La testimonianza degli specialisti descrive scenari in cui il disturbo si manifesta con repertori alimentari estremamente limitati — solo tre o quattro cibi accettati — con ricadute significative sullo sviluppo fisico e sul benessere psicologico.
Età precoce e nuovi profili clinici
Uno degli aspetti più preoccupanti è l’emergere di casi tra bambini di 8-10 anni. In questi pazienti i sintomi spesso differiscono: prevalgono disturbi selettivi dell’alimentazione e comportamenti che limitano la varietà e la quantità di cibo, con rischi per la crescita. Parallelamente, aumenta anche la percentuale di maschi colpiti: circa il 20% dei casi riguarda ragazzi, e in alcune situazioni il problema si associa a forme di iperattività fisica, note come vigoressia.
Effetto pandemia
Le osservazioni cliniche e i database nazionali concordano su un aumento dei casi a partire dal periodo del lockdown: il Ministero della Salute stima un incremento del 30% dei pazienti. Anche il servizio di ascolto regionale e nazionale ha registrato un’impennata delle richieste di supporto, con le chiamate al Numero verde che sono raddoppiate nel 2026 e sono poi ulteriormente aumentate fino a triplicare nel 2026.
La risposta sanitaria in Umbria
L’Umbria ha costruito una rete sanitaria dedicata ai disturbi alimentari che opera dal 2003 e si articola su più strutture territoriali. Per l’Asl 1 sono attivi quattro punti di riferimento: a Todi ci sono due centri — Palazzo Francisci e il Nido della Rondine — specializzati nel trattamento dell’anoressia e della bulimia in età evolutiva e adulta; a Città della Pieve il Centro Dai si occupa in particolare dell’obesità e dei disturbi correlati; infine il centro Dca ambulatoriale di Umbertide accoglie soprattutto bambini e preadolescenti con disturbi alimentari selettivi.
Ospedali e servizi territoriali
Le due aziende ospedaliere di Perugia e Terni sono impegnate nel garantire assistenza nelle fasi più critiche, inclusi i ricoveri di tipo salvavita. L’Asl 2 dispone di servizi territoriali per l’età evolutiva e per gli adulti a Terni e Foligno, favorendo così un percorso integrato tra assistenza ambulatoriale e ospedaliera.
Implicazioni e messaggi chiave
Dal quadro emerge che i disturbi alimentari non sono un problema isolato: incidono sulla crescita fisica, sul rendimento scolastico e sulle relazioni sociali. Gli specialisti evidenziano l’importanza di riconoscere i segnali precoci — cambiamenti nelle abitudini alimentari, pratiche sportive estreme, isolamento — e di rivolgersi tempestivamente ai centri specializzati. Il lavoro della rete regionale e del Numero verde nazionale (800180969) rappresenta un punto di riferimento per chi cerca informazioni e aiuto.
La ricorrenza della giornata mondiale di sensibilizzazione del 2 giugno offre un’occasione per ricordare che l’intervento precoce e l’integrazione tra servizi sanitari, scuole e famiglie sono elementi fondamentali per contenere il fenomeno e tutelare bambini e giovani a rischio.



