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Famiglia di Umbertide arrestata per frode e commercio di dispositivi di protezione illegali

I carabinieri del Nas di Perugia e l’Ufficio Antifrode Umbria hanno eseguito arresti e sequestri per un caso di frode che coinvolge dispositivi di sicurezza non a norma.

Famiglia di Umbertide arrestata per frode e commercio di dispositivi di protezione illegali

In un’operazione congiunta, i carabinieri del Nas di Perugia e l’Ufficio Antifrode Umbria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno eseguito arresti e sequestri nei confronti di una famiglia di Umbertide. L’accusa riguarda la commercializzazione di dispositivi di protezione individuale non conformi agli standard di sicurezza europei, con un danno fiscale stimato in oltre 6,2 milioni di euro.

L’inchiesta ha portato alla luce un complesso sistema di frode che coinvolgeva 15 imprese sia in Italia che all’estero, gestite in modo unitario per massimizzare i profitti illeciti e svuotare le società gravate da debiti fiscali. Le indagini hanno rivelato l’uso di certificazioni di conformità non autentiche e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L’organizzazione e le accuse

Secondo le indagini, l’organizzazione, attiva già dal 2026, importava dispositivi di protezione individuale dall’Indonesia e dalla Cina tra cui tute protettive, guanti da lavoro e scarpe antinfortunistiche. Molti di questi dispositivi erano classificati di Categoria III ovvero dispositivi salvavita pensati per proteggere i lavoratori da rischi di morte o lesioni gravissime.

Le autorità hanno scoperto che l’organizzazione presentava alle autorità doganali italiane ed europee certificazioni di conformità contraffatte o scadute. Inoltre, è stata ipotizzata una frode all’Iva basata sull’indebito ricorso a regimi doganali speciali con sospensione d’imposta, sostenuta da dichiarazioni annuali non veritiere e dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le misure cautelari

Il Gip del Tribunale di Perugia, su richiesta della Procura, ha emesso un decreto di sequestro preventivo di beni patrimoniali per un valore di circa 6,7 milioni di euro. Le misure cautelari hanno coinvolto cinque persone: un imprenditore locale, ritenuto il promotore del sodalizio, e i suoi tre figli, co-amministratori di fatto responsabili dei flussi finanziari e della gestione delle merci. La madre, invece, è finita ai domiciliari per aver gestito la contabilità e figurato come amministratrice di alcune società create per occultare le attività illecite.

Il sequestro e le conseguenze

Il sequestro preventivo ha riguardato conti correnti societari, disponibilità finanziarie personali degli indagati, 21 immobili a uso civile, due capannoni industriali e l’intero quantitativo di merci presente nei magazzini o in transito presso le dogane. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquerefrode in commerciovendita di prodotti con segni mendacifalso in atto pubblicoautoriciclaggiodichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

L’avvocato Angelo Frioni, che difende gli indagati, ha dichiarato: “Non hanno fatto nulla di male. Nessuna frode, nessuna falsificazione, hanno agito in maniera corretta e lo dimostreremo.” Gli interrogatori di garanzia dei fratelli in cella sono iniziati stamattina.

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