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Mappe incidenti a Perugia: guida pratica a dati e segnalazioni

Open data e mappe ufficiali aiutano a leggere i rischi su strade e quartieri di Perugia: filtri, metriche e segnalazioni passo passo per incidere davvero.

Mappe incidenti a Perugia: guida pratica a dati e segnalazioni

Individuare i punti critici di Perugia e della sua provincia non richiede strumenti da specialisti: bastano i open data disponibili e le mappe ufficiali pubblicate dagli enti. Consultandole in modo ordinato si possono riconoscere strade con maggiore incidentalità, incroci problematici e aree dove l’illuminazione o la segnaletica risultano insufficienti. L’obiettivo è tradurre numeri e layer cartografici in azioni concrete, dal confronto nei quartieri alle segnalazioni alle autorità competenti.

Questa guida mostra come accedere ai dataset territoriali, impostare filtri realmente utili, leggere le metriche principali e inviare segnalazioni documentate a Comune, Polizia Locale e uffici provinciali della viabilità. Un percorso pensato per chi vive la città, per comitati di zona e per professionisti che vogliono argomentare richieste in modo tecnico e verificabile.

Dove trovare i dati: portali e geoportali istituzionali

Il punto di partenza sono i portali istituzionali: il Comune di Perugia pubblica mappe tematiche e layer del Sistema Informativo Territoriale la Regione Umbria offre un geoportale con servizi WMS/WFS e cataloghi di dataset; a livello nazionale si trovano serie storiche su incidentalità stradale e infrastrutture. Cercare parole chiave come “incidentalità”, “viabilità”, “sicurezza stradale”, “illuminazione pubblica” e “limiti di velocità” aiuta a individuare i livelli più pertinenti. Verificare sempre licenza, data di aggiornamento e scala cartografica per usare i dati in modo corretto.

Una volta individuato il dataset, scaricarlo nei formati aperti più comuni (CSV, GeoJSON, Shapefile) oppure accedervi via servizi WMS/WFS dentro un software GIS. Se non si dispone di un GIS, molte mappe web ufficiali consentono comunque filtri, ricerche e misurazioni senza installazioni, rendendo l’analisi accessibile anche a utenti non esperti.

Impostare i filtri giusti: tempo, luogo e gravità

I filtri spaziali e temporali sono decisivi. Per evitare distorsioni, partire da un orizzonte di almeno 12 mesi e poi restringere: anno corrente per tendenze recenti, fasce orarie per criticità notturne, giorni della settimana per distinguere traffico pendolare e serale. Sul piano geografico, usare buffer di 100–300 metri attorno a scuole, incroci e fermate del TPL per capire l’effetto dell’ambiente urbano. Incrociare il layer degli incidenti con limiti di velocità, classificazione stradale e presenza di attraversamenti pedonali aiuta a isolare i nodi più problematici.

Quando disponibile, applicare filtri sulla gravità (feriti, ricoveri, decessi), sulla modalità del sinistro (tamponamento, investimento pedone, fuoriuscita) e sui mezzi coinvolti (auto, moto, bici, monopattini). Queste dimensioni rivelano pattern diversi: un tratto critico per ciclisti non coincide necessariamente con quello rischioso per motociclisti. Il confronto tra anni permette di valutare l’effetto di nuove rotatorie, segnaletica o cantieri.

Leggere le metriche: densità, tassi e indicatori di esposizione

La semplice conta degli incidenti non basta. Per una lettura accurata usare densità e tassi rapportati all’esposizione. Due indicatori utili: incidenti per chilometro di strada e incidenti per 10.000 residenti o addetti. Se il geoportale consente il kernel density appariranno “macchie” di concentrazione: interpretarle incrociandole con flussi stimati di traffico e funzioni urbane (scuole, poli sanitari, aree commerciali). Dove la densità è alta ma il traffico è basso, la causa può essere geometria stradale o segnaletica; dove densità e traffico sono entrambi alti, servono soluzioni strutturali.

Altri segnali da monitorare: percentuale di incidenti su bagnato (possibili problemi di drenaggio), quota in notturna (illuminazione), incidenza di utenti vulnerabili (pedoni e ciclisti). Annotare le anomalie su una scheda di rilievo con coordinate, foto e note operative. L’uso di colori coerenti e legende chiare nelle mappe facilita la condivisione con comitati e tecnici.

Dal dato al territorio: verifiche e documentazione

Prima di segnalare, è utile una breve verifica in campo. Percorrere i tratti critici in orari diversi, scattare 3–5 foto georeferenziate del punto (ingresso, centro e uscita dell’area), annotare elementi come visibilitàsegnaleticailluminazione posizione delle fermate e delle rampe. Se possibile, registrare un breve video che mostri manovre tipiche e comportamenti dei veicoli. Le evidenze concrete aumentano la qualità della proposta e aiutano gli uffici a priorizzare gli interventi.

Per la gestione dei file, nominare foto e clip con data, via e progressiva chilometrica o numero civico. Salvare una copia della mappa con il layer filtrato e la legenda. Unire tutto in una cartella con un foglio di sintesi che riporti: descrizione del rischio, coordinate, dati usati, periodo analizzato, suggerimento di intervento (ad esempio rifacimento strisce, catarifrangenti, riduzione velocità, protezione pedonale).

Segnalare alle autorità: canali e formati che funzionano

Per questioni su viabilità urbana usare i canali del Comune di Perugia e della Polizia Locale per strade provinciali contattare l’Ufficio Viabilità provinciale. Il percorso consigliato: 1) inviare una segnalazione all’URP con mappa, foto e scheda; 2) inoltrare alla Polizia Locale se il rischio è imminente; 3) per strade extraurbane, coinvolgere anche l’ente proprietario della strada. Specificare oggetto chiaro, coordinate precise (WGS84), link al dataset e periodo analizzato. Allegare un PDF sintetico e, quando richiesto, i file sorgente in formato aperto.

Un modello utile include: titolo del caso, contesto, evidenze numeriche (tassi, densità), documentazione fotografica, proposta di intervento a priorità bassa/media/alta e riferimenti del mittente. Per segnalazioni urgenti indicare pericolo attuale e richiedere un sopralluogo. Conservare il numero di protocollo per tracciarne l’esito e, dopo alcune settimane, chiedere aggiornamenti motivando con i dati raccolti.

Strumenti pratici: dal browser al GIS leggero

Per iniziare è sufficiente la mappa web del geoportale, ma per analisi più ricche è utile un GIS leggero capace di leggere GeoJSON e WMS. Esportare mappe in PDF a 300 dpi con legenda e scala metrica; per lo scambio tra gruppi di cittadini preferire GeoJSON e CSV, che restano formati aperti e semplici da condividere. Tenere un registro delle versioni con data e note sui filtri applicati: anche piccoli cambiamenti di scala o proiezione possono modificare la lettura visiva delle concentrazioni.

Infine, creare una routine mensile: aggiornare i dati, replicare i filtri, confrontare gli indicatori e annotare variazioni. Nel tempo si costruisce una base di conoscenza locale che aiuta a dialogare con tecnici e amministratori, rendendo le richieste più incisive e accelerando gli interventi nei tratti davvero prioritari.

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