Lo stabilimento della Stf Loterios a Fontignano (Pg) è tornato al centro della mobilitazione: il 25 giugno tutti i sessanta dipendenti hanno partecipato a un nuovo presidio dopo due mesi dalla prima azione di protesta. La situazione produttiva segna uno stop prolungato e, secondo i rappresentanti sindacali, la capacità dell’azienda di offrire risposte concrete al futuro dello stabilimento è insufficiente.
La protesta ha coinvolto sia gli operai, in cassa integrazione da quattro mesi sia il personale amministrativo: un’adesione totale allo stato di agitazione promosso da Fim CislFiom Cgil e Uilm Uil. Alla vigilia del presidio si è registrata anche la presenza di istituzioni locali e regionali, insieme a un atto formale in Assemblea legislativa dell’Umbria per sollecitare un intervento istituzionale.
Presidio del 25 giugno e sostegno delle istituzioni
Il presidio del 25 giugno ha visto, oltre ai lavoratori, la partecipazione dell’assessore regionale Simona Meloni, dei consiglieri regionali Cristian Betti e Fabrizio Ricci e del consigliere comunale di Perugia Niccolò Ragni. In contemporanea è stata presentata una mozione all’Assemblea legislativa dell’Umbria che chiede alla Regione Umbria di impegnarsi per trovare soluzioni concrete e tutelare lo stabilimento strategico per la produzione nel settore energetico nella Valnestore.
La mozione intende spingere le istituzioni a cercare una via d’uscita che preservi i posti di lavoro e le competenze accumulate nel sito: la richiesta esplicita è di lavorare affinché la vertenza arrivi al livello nazionale e venga discussa al tavolo di crisi del Ministero delle Imprese dove la questione potrebbe ricevere strumenti e visibilità maggiori.
Interlocuzioni, criticità produttive e richieste sindacali
L’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti si è sin dall’inizio attivato e ha avuto colloqui con la proprietà, ma finora, secondo quanto riferito dai sindacati, quei contatti non hanno prodotto soluzioni risolutive. I rappresentanti sindacali Nico Malossi (Fiom Cgil), Andrea Calzoni (Fim Cisl) e Daniele Brizi (Uilm Uil) hanno ribadito che il confronto in sede regionale non basta più e che è necessario un salto di responsabilità verso la dimensione ministeriale.
I sindacati hanno inoltre denunciato un peggioramento delle condizioni operative: oltre al blocco delle produzioni e al calo delle commesse, si segnala un deterioramento della fiducia dei clienti storici e problemi logistici e infrastrutturali, fino al distacco della corrente elettrica in parte dello stabilimento. Sempre secondo quanto riportato, circola la voce che alcuni immobili aziendali possano essere oggetto di procedura di sfratto, elemento che aumenta l’allarme tra i lavoratori.
Accuse e tensioni con la proprietà
Lo scontro verbale tra sindacati e proprietà è acuto: l’azienda, tramite comunicati, ha mosso critiche sulla responsabilità dei lavoratori, mentre le organizzazioni ribadiscono che “la situazione è paradossale” e denunciano che “si scaricano le colpe sui lavoratori“. I delegati sottolineano che, nonostante la paralisi produttiva, la proprietà si dichiara contraria alla vendita dell’immobile, rendendo difficile qualsiasi operazione di rilancio da parte di soggetti terzi interessati.
I rappresentanti sindacali affermano che le manifestazioni di interesse per rilevare e rilanciare l’attività sono già emerse, a dimostrazione che l’azienda mantiene un potenziale di mercato e invitano la proprietà a considerare la cessione del sito per non precludere la possibilità di salvaguardare posti di lavoro e competenze.
Richiesta di un coinvolgimento nazionale e scenario sul territorio
Vista la rilevanza dello stabilimento per la filiera energetica e per l’economia locale della Valnestore la strategia sindacale punta a trasferire la vertenza al tavolo nazionale del Ministero delle Imprese. L’obiettivo è ottenere strumenti di tutela più ampi e verificare ipotesi di cessione o soluzioni alternative che possano riportare commesse e fiducia sul sito produttivo.
I lavoratori e le organizzazioni sindacali chiedono che, prima che sia troppo tardi, si consenta a chi è in grado di investire e rilanciare l’attività di intervenire sullo stabilimento: le parole dei delegati sono chiare sul rischio di perdere non solo commesse, ma anche la memoria tecnica e la tenuta sociale del territorio, con pesanti ricadute su famiglie e comunità locali.
Il quadro resta quindi di forte tensione: la mobilitazione del 25 giugno ricompone attori locali e regionali attorno a una vertenza che ora punta a salire di livello, con la speranza di trovare soluzioni concrete per rilanciare la Stf Loterios e tutelare i sessanta posti di lavoro coinvolti.



