Il caporal maggiore Angelo Mariuccini è stato riportato nella sua terra d’origine quasi otto decenni dopo la morte in guerra. Il 4 novembre 1944, in una prigione tedesca, aveva perso la vita; oggi, a Mantignana, frazione di Corciano, la sua storia è tornata a respirare tra i ranghi dei familiari, i militari e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche.
Il rito di ritorno a Mantignana
La cerimonia si è svolta nella chiesa del piccolo borgo, con la partecipazione di autorità civili, militari e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Le spoglie, custodite in un’urna avvolta nel tricolore italiano, sono state trasportate da Amburgo al Cimitero Militare Italiano d’Onore, per poi arrivare a Perugia, dove il colonnello Stefano Silvestrini, comandante territoriale dell’Esercito in Umbria, le ha consegnate ai discendenti. Il rito ha previsto una lettura solenne, una benedizione del cappellano militare Padre Davide Moscogiuri e un momento di raccoglimento collettivo.
Il ruolo dell’UTCMD nella mediazione
L’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa (UTCMD) ha orchestrato l’intero iter burocratico. Grazie all’interessamento della famiglia, l’Ufficio è intervenuto come mediatore con le autorità tedesche, attivando le procedure necessarie per il trasferimento dei resti dal cimitero di Amburgo. Il capo dell’UTCMD, generale di corpo d’armata Andrea Rispoli, ha sottolineato che “il ritorno in patria è il risultato di un lavoro che unisce la ricerca storica, la collaborazione tra istituzioni e il dovere di custodire la memoria dei nostri caduti”.
Chi era Angelo Mariuccini: biografia e scelte di guerra
Nato il 10 marzo 1917 in Umbria, Mariuccini fu arruolato nel 1937 e assegnato al 94° Reggimento Fanteria “Messina” di Fano. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, fu richiamato e imbarcato da Bari con destinazione Albania. Dopo l’8 settembre 1943, scelse di far parte dei 650.000 militari italiani che rifiutarono di combattere al fianco dell’esercito tedesco, optando per la detenzione nei campi di concentramento noti come Stammlager. Fu proprio in uno di questi campi, a Amburgo, che perse la vita il 4 novembre 1944, lontano dalla sua terra e dalla famiglia.
Le parole delle autorità e la dimensione simbolica
Durante la funzione religiosa, Padre Davide Moscogiuri ha rimarcato l’importanza della memoria come valore collettivo, invitando tutti a non dimenticare le sofferenze della guerra. Il sindaco di Corciano, Lorenzo Pierotti, ha espresso gratitudine verso l’Esercito e verso i volontari, in particolare il Tenente Colonnello Roberto Pretolani e il Tenente Mirco Livi della Croce Rossa Italiana, che da anni ricostruiscono le storie dei caduti. “Bentornato a casa, Angelo”, ha concluso il sindaco, sottolineando come il ritorno di ogni caduto rafforzi il legame tra comunità e istituzioni, mantenendo vivo il dovere di memoria che non conosce limiti di tempo.



