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Nuovo meccanismo di sopravvivenza delle cellule CLL scoperto a Perugia

Ricercatori perugini scoprono come il traffico interno delle cellule alimenta la leucemia linfatica cronica.

Nuovo meccanismo di sopravvivenza delle cellule CLL scoperto a Perugia

La leucemia linfatica cronica (CLL) è la forma più comune di leucemia nell’adulto, ma molte delle sue dinamiche biologiche rimangono ancora poco comprese. Negli ultimi mesi, un gruppo di scienziati dell’Università degli Studi di Perugia ha portato alla luce un aspetto sorprendente del suo funzionamento interno, aprendo nuove strade per possibili terapie.

Lo studio, coordinato dal professor Paolo Sportoletti della Sezione di Ematologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, è stato pubblicato sulla rivista internazionale HemaSphere. I primi autori, la dott.ssa Filomena De Falco la dott.ssa Beatrice Del Papa e il dott. Daniele Sorcini hanno sviluppato la ricerca a partire da un’intuizione della dott.ssa Emanuela Rosati. Il lavoro si inserisce in un progetto quinquennale finanziato dalla Fondazione AIRC con un investimento di 1,4 milioni di euro.

Il meccanismo di traffico intracellulare scoperto a Perugia

Gli esperimenti condotti sul materiale tumorale di pazienti affetti da CLL hanno rivelato che le cellule leucemiche sono in grado di sfruttare il loro sistema di traffico interno controllato da una famiglia di piccole proteine chiamate Rab. Questo “trasporto interno” consente il mantenimento attivo della via di Notch1 una cascata di segnali nota per supportare la sopravvivenza e la resistenza delle cellule tumorali. In altre parole, le cellule leucemiche utilizzano le Rab come una sorta di “autostrada” per alimentare Notch1 e,

Ruolo delle proteine Rab nella attivazione di Notch1

Le proteine Rab, in condizioni normali, orchestrano il trasporto di vesicole all’interno della cellula, dirigendo il contenuto verso specifici compartimenti. Nel contesto della CLL, i ricercatori hanno osservato che una particolare subfamiglia di Rab (identificata come Rab5 e Rab7) è sovra-espressa e localizzata in prossimità di componenti chiave della via Notch1. L’interazione tra queste Rab e i recettori Notch1 impedisce la loro degradazione, mantenendo così il segnale acceso per periodi più lunghi rispetto a quanto ci si aspetti in cellule sane. Quando le Rab vengono inibite, l’attivazione di Notch1 cala drasticamente e le cellule leucemiche subiscono apoptosi, cioè la morte programmata.

Prospettive terapeutiche e finanziamento AIRC

Il professor Sportoletti sottolinea che “questa scoperta ci permette di comprendere meglio come le cellule leucemiche riescano a mantenere attivi segnali indispensabili alla loro sopravvivenza”. L’inibizione delle proteine Rab, evidenziata dagli esperimenti in vitro, ha dimostrato di ridurre l’attivazione di Notch1 e di indurre la morte delle cellule CLL, suggerendo una possibile strategia terapeutica mirata. La dott.ssa De Falco aggiunge che “identificare queste vulnerabilità biologiche apre la porta allo sviluppo di trattamenti più selettivi e meno tossici”. Il progetto quinquennale della Fondazione AIRC, di cui Sportoletti è Principal Investigator, continuerà a esplorare queste interazioni, con l’obiettivo di tradurre i risultati di laboratorio in opportunità cliniche concrete per i pazienti.

Rete di ricerca e impatto clinico a Perugia

Il lavoro testimonia la capacità della Sezione di Ematologia dell’Università di Perugia, attualmente diretta dalla prof.ssa Maria Paola Martelli di integrare ricerca di alto livello con l’assistenza clinica. Grazie alla stretta collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Perugia le scoperte vengono rapidamente trasferite dal banco sperimentale al letto del paziente, consolidando il ruolo della struttura come centro di eccellenza per i tumori del sangue. Il percorso avviato dal team di Sportoletti promette non solo di arricchire la conoscenza scientifica, ma anche di migliorare, nel medio-termine, la prognosi di chi convive con la leucemia linfatica cronica.

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