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Cassazione rifiuta i ricorsi di Hannoun e Dawoud, restano in carcere

La Suprema Corte ha negato i ricorsi di Hannoun e Dawoud, confermando la custodia cautelare e lasciando in sospeso la decisione per gli altri imputati.

Cassazione rifiuta i ricorsi di Hannoun e Dawoud, restano in carcere

Nel dicembre 2025 la Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura di Genova ha posto gli arresti di quattro palestinesi sospettati di finanziare l’organizzazione Hamas. Tra questi, Mohammad Hannoun, figura di spicco della comunità palestinese in Italia, è stato confinato nel carcere di alta sicurezza di Terni il 27 dicembre 2025. La misura è stata contestata dal suo team legale, i quali hanno presentato due ricorsi alla Corte di Cassazione per chiedere l’annullamento della custodia cautelare.

Il primo ricorso, presentato a primavera, aveva già ottenuto una risposta parziale: la Corte di Cassazione, ad aprile, aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare, rimandando l’intera vicenda a una revisione delle prove e delle fonti aperte utilizzate dall’inchiesta. Tuttavia, il Tribunale del Riesame di Genova ha successivamente confermato la detenzione, spingendo nuovamente gli avvocati di Hannoun a sollevare un secondo ricorso per far valere le osservazioni della Suprema Corte.

Cassazione respinge i ricorsi di Mohammad Hannoun

Il 13 novembre la prima sezione della Corte di Cassazione ha pronunciato il rigetto definitivo dei due ricorsi presentati dalla difesa di Hannoun. In aula i legali avevano sostenuto che il nuovo provvedimento non aveva affrontato i punti fondamentali indicati dalla Cassazione nel precedente rinvio, ma il Procuratore Generale della Cassazione ha espresso chiaramente la sua posizione a favore del rigetto, a cui la Corte ha dato pieno riscontro.

Le ragioni del rigetto

Il motivo principale addotto dal giudice di legittimità è stato che le motivazioni alla base della custodia cautelare erano ancora ritenute valide e sufficientemente documentate. In particolare, la Corte ha sottolineato la persistenza di indizi che collegano Hannoun a una rete di associazioni benefiche utilizzate per trasferire fondi a Hamas. L’analisi approfondita delle fonti, richiesta nella precedente decisione di aprile, non ha prodotto elementi che potessero mettere in dubbio la fondatezza dell’accusa, perciò il ricorso è stato dichiarato improponibile.

Altri imputati: la decisione ancora pendente

Oltre a Hannoun, anche Ra’ed Dawoud è stato arrestato nello stesso contesto e si trova nello stesso regime di custodia cautelare. I due ricorsi sono stati respinti con la stessa motivazione. Per gli altri due detenuti, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, la Corte di Cassazione non ha ancora espresso un provvedimento definitivo; la decisione è prevista per il 13 novembre. La Procura di Genova, che ha concluso le indagini, ha notificato gli avvisi di custodia cautelare anche ad altri tre indagati, tra cui Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah.

Prossima udienza prevista a metà novembre

La data del 13 novembre, indicata per la pronuncia sulla posizione di Elasaly e Albunstanji, rappresenta l’ultimo passo di un iter giudiziario che ha attraversato diverse fasi: dall’arresto di dicembre, alla prima decisione di aprile della Cassazione, fino alla conferma del tribunale di Riesame. Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere se la magistratura manterrà la linea di rigore adottata finora oppure introdurrà nuovi elementi di valutazione, soprattutto alla luce delle accuse di utilizzo di strutture caritatevoli per finanziare un’organizzazione terroristica.

Nel frattempo, Hannoun e Dawoud continuano a scontare la custodia cautelare nel carcere di alta sicurezza di Terni, con limitate possibilità di revisione immediata. La vicenda rimane al centro dell’attenzione per le implicazioni legali legate al finanziamento del terrorismo e per il dibattito pubblico sull’utilizzo di misure restrittive contro presunti sostenitori di gruppi armati. Le prossime decisioni della Cassazione saranno

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