Il welfare culturale si è mostrato concreto nella regione Umbria grazie alla seconda edizione di Social Sculpture un percorso che ha coinvolto più di 80 giovani tra 14 e 25 anni. L’iniziativa, ideata dalla Cooperativa Sociale Densa, si è conclusa con una conferenza stampa tenutasi nella prestigiosa Sala Apollo di Palazzo della Penna a Perugia, dove sono stati presentati i risultati, i numeri e le testimonianze dei partecipanti.
Un viaggio di co-creazione: dati, protagonisti e risultati
Nel corso di due anni, oltre 50 adolescenti e 30 giovani con neurodivergenze hanno attraversato laboratori, workshop e performance, passando da fruitori passivi a veri e propri produttori culturali. I ragazzi, selezionati tra scuole, servizi sociali e centri di salute mentale, hanno sperimentato linguaggi dell’arte contemporanea per rafforzare la loro autoefficacia e costruire spazi di confronto non giudicanti. Alla conferenza sono intervenute Giulia Paciello e Chiara Corica della Densa, Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria per la cultura, e Marco Pierini, vicesindaco di Perugia responsabile delle politiche culturali.
Dichiarazioni istituzionali
Tommaso Bori ha sottolineato che “Progetti come questo in ambito di welfare culturale e con protagonisti le nuove generazioni non lasciano indifferenti”. Ha poi aggiunto che l’arte, sia come opera sia come processo, deve interrogare e talvolta suscitare polemiche affidando alle istituzioni il ruolo di sostenere la giusta direzione. Marco Pierini, dal canto suo, ha evidenziato come il desiderio riacceso nei giovani dimostri che l’arte contemporanea può essere un ponte di comunicazione, anche quando appaia “incommunicabile”.
Il filo conduttore: la scultura sociale di Joseph Beuys
L’ispirazione teorica del progetto trae radice dal concetto di scultura sociale elaborato da Joseph Beuys, il quale sosteneva che “ogni essere umano è un artista”. Questa visione ha trasformato l’arte da mero prodotto estetico a dispositivo dinamico capace di modellare nuove forme di convivenza e di generare desiderio attivo, non più percepito come mancanza ma come forza politica.
Desiderio come motore generativo
Il tema centrale della seconda edizione, intitolata “Spazio al desiderio”, ha guidato i laboratori verso la costruzione di spazi sicuri dove i partecipanti hanno potuto esplorare le proprie aspirazioni, tradurle in manifesti, performance o fanzine collettive. Il risultato è stato un insieme di produzioni artistiche che hanno invaso gli spazi pubblici di Perugia, Spoleto, Foligno, Trevi e Torgiano, dimostrando come l’arte possa diventare strumento di partecipazione attiva.
Contesto sociale: dati dell’UNICEF e della regione Umbria
Il progetto risponde a dati allarmanti evidenziati dal rapporto UNICEF “Così lontani, così vicini” (2024): il 29 % dei giovani italiani si sente escluso, la percentuale sale al 36 % tra chi proviene da contesti migratori e al 47 % tra le fasce più svantaggiate. Parallelamente, nella sola Umbria si registrano 12 600 accessi annuali ai servizi psichiatrici da parte di giovani, con un 30 % di adolescenti che segnala ansia o depressione.
Rete territoriale e partnership
Il progetto ha operato grazie a una rete di dieci luoghi culturali distribuiti su sette territori umbri, tra cui il Palazzo della Penna, il Centro Ragni, Palazzo Collicola di Spoleto, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi e il Parco delle Sculture di Brufa. Sono stati coinvolti partner istituzionali come la Regione Umbria (FESR 2021-2027), USL Umbria 2, ARPAL, oltre a cooperative sociali (Borgorete, Momo, Elle Elle) e associazioni scolastiche.
Laboratori e artisti protagonisti
Tra le attività più significative si segnalano: Sara Leghissa con il workshop “Datemi un Martello”, che ha tradotto dibattiti su potere e spazio in 80 frasi affisse in città; Gianni Moretti con il “Minifestival del Fallimento”, che ha convertito l’errore in parole “mangiabili”; Valentina Rizzi che ha guidato la creazione di fanzine collettive sulla lepre lunare. Lavori di arteterapia sono stati curati da Giulia Battisti per giovani con sindrome di Down e da Redenta Palmioli con Francesca Tinti per il benessere emotivo.
Il percorso “Adolescenze”
Un ulteriore tassello è stato il programma “Adolescenze”, realizzato con il Cinema PostModernissimo di Perugia, in cui il sociologo Stefano Laffi ha condotto tre incontri mirati a genitori, educatori e docenti, offrendo strumenti per decodificare ritiro e ansia giovanile e promuovere l’immaginazione come antidoto alla rassegnazione.
Prospettive future
Il percorso non si chiude con la conferenza: sono in calendario incontri autunnali (settembre-ottobre 2026) con i laboratori di Jacopo Jenna e Giulia Battisti, e un tavolo pubblico previsto per dicembre 2026, dove giovani, istituzioni e mondo culturale potranno co-progettare la prossima fase di Social Sculpture. L’obiettivo è consolidare un modello di welfare culturale replicabile anche in altre regioni italiane.



