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Festa di San Francesco 2026: Siena e Assisi celebrano il patrono nazionale

San Francesco torna al centro dell'Italia: da una seduta comunale a Siena fino alle celebrazioni nazionali ad Assisi, tutti ricordano il suo insegnamento di pace e fratellanza.

Festa di San Francesco 2026: Siena e Assisi celebrano il patrono nazionale

Il 4 ottobre 2026 è tornato a essere festa nazionale di San Francesco d’Assisi e l’intera penisola ha vissuto una serie di eventi che hanno messo in luce l’eterno fascino del patrono italiano. A Siena, la consigli di comune ha aperto la sua sessione con una cerimonia solenne, mentre ad Assisi si è svolta la tradizionale Messa nella Basilica superiore, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi e onorata dalla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le due manifestazioni hanno offerto una panoramica completa di come il messaggio di pace e fraternità di San Francesco possa ancora guidare la vita pubblica e civile.

Le celebrazioni a Siena: un dialogo tra fede e cittadinanza

La seduta comunale di Siena è stata inaugurata dalla lettura di una missiva del Cardinale Augusto Paolo Lojudice accompagnata dall’intervento del prefetto Valerio Massimo Romeo. Il cardinale ha sottolineato la rilevanza del patrono d’Italia come simbolo di valori etici e civili, evidenziando la sua capacità di attraversare i secoli con una “trasversalità” che parla ancora al cittadino contemporaneo. Il prefetto, in qualità di “uomo di fede”, ha ribadito l’insegnamento francescano secondo cui avvicinarsi a Dio implica prima spogliarsi delle proprie ricchezze e delle incrostazioni dell’anima. Dopo le parole istituzionali, il professor Massimo Bianchi dell’Università di Siena ha presentato la conferenza “La figura di San Francesco nella storia e il francescanesimo a Siena”, basandosi su documenti d’archivio per separare la leggenda del Poverello dalla realtà storica. La sindaca Nicoletta Fabio ha chiuso il turno con una riflessione sul significato attuale di quella figura, sostenendo che “ricordare San Francesco oggi significa interrogarsi sull’eredità che un uomo vissuto otto secoli fa consegna ancora alla nostra società”. I consigli comunali di Gabriella Piccinni, Alessandro Masi, Marco Falorni e il giovane consigliere Leonardo Pucci hanno aggiunto spunti sulla fraternità concreta, insistendo che la presenza politica più efficace è “farsi trovare” quando le comunità hanno bisogno di ascolto.

Assisi ospita la cerimonia nazionale con la presenza del Presidente della Repubblica

Nel cuore della città natale di San Francesco, la Messa solenne è stata celebrata nella Basilica superiore, con cardinale Matteo Maria Zuppi a presiedere e la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accolto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e dal sindaco Valter Stoppini. Il rito ha incluso l’offerta tradizionale dell’olio da parte di tutte le amministrazioni italiane e l’accensione della lampada votiva accesa dal sindaco di Assisi “a nome di Regioni, Province e Comuni” per simboleggiare l’unione nazionale intorno al patrono. Nella sua omelia, il cardinale Zuppi ha rimarcato che la guerra «non è un destino» e che la vera pace nasce dal dialogo, dal diritto e dal riconoscere l’altro come fratello. Il riferimento al lupo di Gubbio, domato da San Francesco, è stato usato per illustrare la forza della relazione rispetto alla violenza.

Il discorso del Presidente della Repubblica

Dal balcone della Loggia del Sacro Convento, il Presidente Mattarella ha ricordato che, a ottocento anni dalla morte del Santo, il suo fascino rimane vivo al di là dei confini della cristianità. Ha definito San Francesco un “profeta di pace”, capace di parlare tanto ai credenti quanto ai laici, e ha ribadito l’attualità della scelta francescana contro l’idolatria del denaro, la vicinanza agli ultimi e la responsabilità verso la natura. In un contesto globale segnato da conflitti, il messaggio di solidarietà e cura del creato è stato presentato come fondamento imprescindibile per la convivenza civile.

Un anno di commemorazioni: dalle regioni al Giubileo francescano

L’ottavo centenario della morte di San Francesco (1226) ha spinto tutte le regioni italiane a partecipare attivamente: ognuna ha inviato l’olio per la lampada votiva, un gesto simbolico che richiama l’impegno per la pace nel mondo. Il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, ha spiegato che, diversamente dal consueto pellegrinaggio regionale, quest’anno l’intero Paese si riunisce intorno alla tomba del patrono, creando un tempo di grazia prorogato fino al 10 gennaio 2027, grazie al “speciale tempo di grazia” concesso da Papa Leone. Questo prolungamento permette a migliaia di pellegrini di raggiungere Assisi, prolungando la stagione di riflessione sul creato e sull’importanza della solidarietà come valore nazionale.

Le celebrazioni di quest’anno hanno quindi trasformato una ricorrenza religiosa in un vero e proprio evento civico capace di unire autorità politiche, istituzioni religiose e cittadini comuni intorno a una visione condivisa di Europa e Italia più pacifica e solidale. Il ricordo di San Francesco, così come quello di Santa Caterina da Siena, continua a offrire al Paese una bussola morale capace di guidare le scelte pubbliche in tempi complessi.

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