Il 4 ottobre 2026 la Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi è stata teatro di una celebrazione particolare: la messa commemorativa dell’ottavo centenario della morte del santo patrono d’Italia. L’evento, presieduto dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, è stato caratterizzato da un omelia che ha messo al centro la necessità di rifiutare la guerra come destino inevitabile.
Davanti a una folla di fedeli e di rappresentanti istituzionali, Zuppi ha rimarcato che la pace nasce dal dialogo e non dal ricorso alle armi. Il cardinale ha citato il San Francesco come modello di quella fratellanza capace di superare i confini culturali e politici, invitando i governanti a “scegliere la pace” prima di tutto. Il messaggio, articolato in toni emotivi ma concreti, ha sottolineato che la sofferenza delle popolazioni colpite da conflitti è immensa e che ogni giorno senza azione è uno spreco di vita.
Il richiamo di Zuppi nella messa dell’8° centenario
Durante l’omelia, il cardinale ha denunciato la “cultura della potenza” che alimenta nazionalismi aggressivi e interessi economici disumani. Ha definito questo clima “volgare e invadente”, capace di creare nemici artificiali anziché evidenziare ciò che unisce i popoli. Zuppi ha ricordato le parole di San Francesco come un invito a riconoscere che la violenza è un errore di giudizio, non una legge naturale. Il sacerdote ha sostenuto che la pace è l’unico futuro possibile e ha definito i fedeli operatori di pace chiamati a portare il messaggio cristiano dove regnano odio e incomprensione.
Il racconto del lupo di Gubbio come esempio di disarmo spirituale
Per rendere più vivido il suo insegnamento, Zuppi ha richiamato la leggenda del lupo di Gubbio, dove frate Francesco ha accostato al lupo la dignità di un “fratello”. Invece di sconfiggerlo con la spada, il santo lo ha accolto, negoziato con lui e restituito alla comunità, dimostrando che il vero disarmo avviene attraverso la comprensione e il rispetto reciproco. Questo episodio, secondo il cardinale, mostra che la pace non è sinonimo di debolezza, ma di coraggio morale e di capacità di trasformare il nemico in compagno di cura.
Il messaggio di Zuppi al presente contesto geopolitico
Nel contesto internazionale attuale, segnato da guerre in diverse parti del mondo e da una crescente tensione tra grandi potenze, le parole di Zuppi assumono una risonanza particolarmente forte. Il cardinale ha denunciato come la «cultura della potenza» faccia credere che la sicurezza si ottenga con le armi, quando in realtà la vera giustizia e i diritti delle persone emergono solo dal rispetto reciproco e dal dialogo equo. Ha invitato i leader a diventare “architetti umili di pace”, a costruire relazioni basate sul diritto e non sulla forza.
Infine, Zuppi ha insistito sul fatto che l’amore di San Francesco non è un sentimento vago, ma un “amore vero”, totale e inclusivo, che richiede impegno attivo. Ha chiamato i cristiani a non ridurre il santo a una figura simbolica, ma a seguirne l’esempio per rendere il mondo “suo”, in modo da far sentire a casa ogni popolo, anche nelle zone interne e nei comuni più remoti che custodiscono radici profonde e desiderano nuova vita. Il messaggio chiave della messa resta: la pace è un’opzione concreta, non un sogno irrealizzabile, e la sua costruzione parte da ciascuno di noi.



