La vicenda che ha portato alla morte di Hekuran Cumani 23 anni, nella notte tra il 17 e il 18 si avvia verso l’aula: l’udienza preliminare è fissata per il 10 settembre. Il giovane, originario di Fabriano morì dopo essere stato colpito al petto con un fendente al termine di una rissa scoppiata all’uscita del 100 Cafè nel parcheggio della Facoltà di Matematica dell’Università di Perugia. Contro Yassin Amri 21 anni, è stata chiesta la misura del rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato; la difesa ha depositato una consulenza tecnica di parte che solleva dubbi su prove e ricostruzione.
Le contestazioni della consulenza della criminologa Bruzzone
La perizia difensiva, un elaborato di 36 pagine firmato da Roberta Bruzzone mette al centro alcune osservazioni tecnico-scientifiche. Tra i punti salienti c’è l’affermazione che il momento in cui Hekuran viene colpito costituisce un «buco nero percettivo» per i presenti, cioè nessun testimone avrebbe assistito direttamente all’azione letale. Da questo presupposto la consulente parla di una ricostruzione che sarebbe in buona parte congetturale sostenendo che l’attribuzione del colpo mortale a Amri si fondi principalmente su inferenze deduttive.
Bruzzone contesta anche il nesso tra arma e ferita mortale: la lama recuperata nel Tevere sarebbe troppo larga alla base (circa 2,8 cm) rispetto al tramite della ferita sul corpo della vittima (circa 1,7 cm), un rilievo definito oggettivo, misurabile, non opinabile. Inoltre, su quell’arma non è stato trovato il Dna della vittima, mentre l’unico coltello che presenta tracce ematiche di Hekuran è quello sequestrato a Mohamed Abid sul quale sono state rilevate sei tracce ematiche, di cui una sulla lama attribuita alla vittima.
Assenza di tracce biologiche sugli indumenti di Amri
La perizia evidenzia inoltre che sui capi di vestiario attribuiti a Amri, come il giubbotto Canada Goose e i pantaloni Nike non è stata rinvenuta traccia biologica riconducibile a Hekuran. Richiamando il principio di interscambio di Locard la criminologa osserva che un fendente profondo avrebbe dovuto depositare sangue sull’aggressore, mentre sul giaccone risultano tracce di sangue non identificate appartenenti a un terzo soggetto.
Testimonianze, descrizioni e versioni discordanti
Un altro elemento sollevato riguarda le descrizioni degli aggressori fornite da tre testimoni: questi parlano di un ragazzo «basso, biondo, alto circa 1,70 metri». Amri invece, è descritto come un giovane alto 1,87-1,90 metri moro e con tratti nordafricani. La perizia sottolinea che, anche in condizioni di scarsa visibilità, la percezione della statura non si altera al punto da spiegare una differenza così marcata, definendo tecnicamente insostenibile l’ipotesi di un triplice errore concorde di identificazione. Nessuno dei tre testimoni avrebbe riconosciuto Amri negli album fotografici mostrati dagli investigatori.
Rilevanza è attribuita anche alla testimonianza di Adam Mouafiri l’unico che riferirebbe di aver sentito Amri dire «penso di aver preso qualcuno» e aver visto un coltello insanguinato; gli altri occupanti dell’auto non confermerebbero questa versione. Intercettazioni agli atti descrivono amici in ansia che temono di aver «detto una cazzata» e si preoccupano che le versioni combacino, elemento che la consulente indica come un marcatore di scarsa genuinità delle dichiarazioni.
Ruolo di Mohamed Abid e analisi dinamica dell’evento
La perizia invita a considerare con attenzione la posizione di Mohamed Abid 19 anni, indagato per porto abusivo di armi e minacce aggravate. Sul coltello in suo possesso sono state trovate tracce di



