L’Umbria si sta muovendo verso un futuro energetico autonomo, puntando sulle energie rinnovabili come pilastro fondamentale. Questo obiettivo, che guarda al 2050, è stato al centro di un incontro tenutosi il 15 luglio 2026 a Perugia, nel Salone d’Onore di Palazzo Donini. L’evento, promosso dall’associazione Perlumbria Cultura Economia Società ha visto la partecipazione di esperti e istituzioni locali per discutere le strategie necessarie per una transizione energetica sostenibile.
Il ruolo delle istituzioni e il confronto con gli esperti
L’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca ha sottolineato l’importanza di aggiornare la programmazione energetica regionale. Collaborando con l’Università degli Studi di Perugia la Regione sta lavorando a un nuovo piano energetico, sostituendo quello del 2004, ormai superato. “La transizione energetica deve essere governata attraverso il confronto e una programmazione condivisa”, ha affermato De Luca, evidenziando la necessità di coinvolgere istituzioni, enti locali, associazioni e comunità territoriali.
Le sfide delle comunità energetiche
Uno dei temi cruciali affrontati è stato lo sviluppo delle comunità energetiche e degli impianti di minori dimensioni. De Luca ha ricordato che circa 900 megawatt di progetti sono attualmente in istruttoria, su un obiettivo complessivo di 1.300 megawatt. Tuttavia, i ritardi non sono attribuibili alla Regione, ma a problematiche legate alle connessioni alla rete elettrica e alla normativa nazionale. “Il tema è governare questi processi e valutare le diverse proposte all’interno di una programmazione complessiva”, ha spiegato l’assessore.
Le aree idonee e la normativa nazionale
Un altro punto discusso è stato quello delle aree idonee per l’installazione degli impianti. La Regione Umbria aveva individuato ulteriori aree con la legge regionale 7 del 2026, ma la successiva normativa nazionale ha ristretto queste possibilità. “Un’area idonea non è un luogo nel quale qualsiasi progetto viene automaticamente autorizzato”, ha precisato De Luca. “È un’area nella quale le procedure sono semplificate e i tempi ridotti.” La Regione aveva cercato di costruire un sistema trasparente, distinguendo le aree nelle quali favorire gli impianti, quelle soggette alla procedura ordinaria e quelle interessate da vincoli particolari.
L’eolico e la disponibilità delle risorse
Per quanto riguarda l’eolico, l’assessore ha osservato che la disponibilità della risorsa è concentrata solo in alcune zone dell’Umbria. L’attuale sistema spinge gli operatori a presentare rapidamente i progetti per ottenere per primi l’autorizzazione, determinando spesso la sovrapposizione di più proposte sulle stesse aree. “La Regione aveva cercato di cambiare questo meccanismo, individuando le zone con maggiore disponibilità della risorsa e con una minore interferenza paesaggistica”, ha detto De Luca. “Auspichiamo una revisione della normativa nazionale che restituisca alle Regioni la possibilità di programmare in maniera più efficace.”
Il Patto per la transizione energetica
Giampiero Rasimelli, presidente di Perlumbria, ha proposto la costruzione di un tavolo ampio per un Patto per la transizione energetica in Umbria. Questo percorso, che coinvolge la Regione, gli enti locali, le forze economiche e sociali, le associazioni e le comunità interessate, mira a individuare obiettivi condivisi e modalità trasparenti di programmazione. “Una trasformazione tanto profonda non può essere realizzata attraverso decisioni esclusivamente verticistiche”, ha affermato Rasimelli. “Servono il coinvolgimento delle comunità, una programmazione concreta, tempi definiti e un quadro normativo comprensibile.”
Giacomo Porrazzini, già sindaco di Terni ed europarlamentare, ha richiamato la necessità di valutare le fonti rinnovabili tenendo sempre presente il contesto della crisi climatica. “Il rapporto tra costi e benefici di una fonte rinnovabile raramente ha un valore assoluto”, ha affermato. “Ha un valore relativo alla situazione nella quale ci troviamo e agli obiettivi che intendiamo raggiungere.” Porrazzini ha ricordato le conseguenze prodotte da due secoli di sviluppo industriale fondato sulle fonti fossili e dalle decisioni non assunte negli ultimi cinquant’anni. “La responsabilità della nostra generazione è quella di aver saputo ciò che stava accadendo, perché la scienza ci aveva avvertito, ma di aver fatto finta di non vedere, senza assumere le decisioni necessarie”, ha concluso.



