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Quattro decenni di preghiera condivisa: il futuro dell’Assisi

Assisi accoglie nuovamente i leader spirituali: 40 anni di preghiere, sfide e speranze per una pace disarmante

Quattro decenni di preghiera condivisa: il futuro dell’Assisi

Il 27 ottobre 2026 la città di San Francesco tornerà a centrare l’attenzione mondiale, ospitando nuovamente la più grande manifestazione interreligiosa della storia recente. Quattro decenni dopo l’originale giornata di preghiera indetta da San Giovanni Paolo II, il raduno si propone di trasformare la pace da ideale di pochi in un cantiere aperto a tutti. L’evento, denominato “Pace disarmata e disarmante”, rappresenta un punto di svolta per le relazioni tra le fedi in un mondo segnato da nazionalismi, crisi economiche e tensioni geopolitiche.

Il ritorno di Assisi: dati e protagonisti del 2026

La programmazione prevede la partecipazione di 384 rappresentanti provenienti da ben 53 Paesi, tra cui leader delle principali religioni, autorità culturali e istituzionali. Saranno 155 i relatori che condurranno 24 forum tematici, toccando temi quali la giustizia climatica, la migrazione e la tutela dei diritti umani. Il Papa Francesco presenzierà nella basilica inferiore di San Francesco il 27 ottobre, unendosi al patriarca Bartolomeo in una meditazione congiunta per la pace duratura. L’evento culminerà nella piazza inferiore, dove il pontefice rappresenterà al mondo il suo appello per una pace sempre più necessaria.

Il ruolo della Comunità di Sant’Egidio

Al centro dell’organizzazione c’è la Comunità di Sant’Egidio, fondata nel 1968 e da allora custode dello “spirito di Assisi“. Il presidente Marco Impagliazzo ha ricordato che la prima edizione del 1986 aveva seminato una nuova prospettiva di dialogo tra le religioni. Da allora, la Comunità ha accompagnato i processi di pace in Mozambico e nella Repubblica Centrafricana, ma ha anche gestito crisi come gli attacchi dell’11 settembre, quando le religioni furono nuovamente accusate di favorire la violenza. Impagliazzo sottolinea che l’impegno continuativo è stato possibile grazie al sostegno di figure chiave come il cardinale Carlo Maria Martini e il vescovo teologo Pietro Rossano.

Dalla nascita del movimento al contesto globale

Il 27 ottobre 1986, al cospetto di una folla multiconfessionale, Giovanni Paolo II rimarcò che la preghiera non doveva essere intesa come sincretismo ma come rispetto reciproco: “non possiamo pregare insieme, ma possiamo stare insieme quando gli altri pregano”. L’invito, subito accolto con entusiasmo da fedeli e osservatori laici, suscitò anche forti resistenze da parte dei tradizionalisti, tra cui il vescovo Marcel Lefebvre e, in modo più discreto, il futuro Papa Benedetto XVI, allora cardinale Joseph Ratzinger. Nonostante le polemiche, l’iniziativa si confermò un passo storico verso la cooperazione fra religioni.

Le sfide affrontate: da Berlino al 9/11

Il “spirito di Assisi” ha attraversato momenti di grande cambiamento: la caduta del Muro di Berlino nel 1989, il crollo dei regimi del blocco orientale e, più tardi, gli attacchi terroristici del 2001, che riaccese il dibattito sulla presunta violenza religiosa. In risposta, i capi musulmani coinvolti nel dialogo con Sant’Egidio e il Papa hanno cercato di smontare l’immagine dell’Islam come religione violenta, promuovendo una narrazione di pace e collaborazione. Anche la pandemia di Covid-19 non ha interrotto gli incontri: le preghiere sono passate al formato digitale, mantenendo viva la rete di amicizie interconfessionali.

Il messaggio di pace per il futuro

Oggi, il mondo è segnato da una crescente perdita di fiducia nelle istituzioni multilaterali e da un ritorno di nazionalismi aggressivi. Impagliazzo avverte che, senza una unificazione spirituale gli sforzi per una fratellanza globale rischiano di rimanere sogni infranti. Tuttavia, il dialogo interreligioso non implica uniformità dottrinale, ma la capacità di riconoscere la dignità dell’altro e di lavorare insieme su temi concreti. La sfida per Assisi 2026 è dimostrare che, dopo quarant’anni, la preghiera comune può ancora influire sulle decisioni politiche, promuovendo una cultura della non-violenza e del rispetto reciproco.

Con le tensioni che minacciano di far scattare un conflitto di scala globale, la preghiera di Assisi assume un valore ancora più cruciale. L’appello del Papa, la presenza di leader islamici, buddisti, ebraici e del mondo indù, testimoniano che la speranza di una “pace disarmante” è ancora viva. Il prossimo raduno sarà,

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