La seduta della IV Commissione consiliare di Perugia, tenutasi il 14 luglio 2026 a Palazzo dei Priori, ha acceso i riflettori sulla valorizzazione delle professioni sanitarie in Umbria. Tuttavia, le forze di centrodestra e i gruppi civici di opposizione hanno espresso forte dissenso riguardo al metodo e alle risorse impiegate.
Secondo i consiglieri dell’opposizione, l’atto approvato a maggioranza rischia di rimanere un mero manifesto di buone intenzioni, privo di risorse economiche concrete e di un metodo di lavoro strutturato. La loro scelta di astenersi riflette la delusione per il rifiuto di accogliere proposte concrete e strutturate.
Risorse economiche: 184 milioni di euro non utilizzati
L’opposizione ha sottolineato che, a livello nazionale, il Governo sta affrontando con determinazione i nodi storici del comparto sanitario. Il Fondo Sanitario Nazionale ha raggiunto la cifra record di 142,9 miliardi di euro sono state sbloccate tre tornate contrattuali in meno di quattro anni e, con il Decreto Liste d’Attesa è stato superato l’anacronistico tetto di spesa per il personale.
Tuttavia, a livello regionale, la situazione appare diversa. La Regione Umbria ha varato una manovra fiscale che garantisce nuove entrate per 184 milioni di euro prelevati direttamente dai contribuenti umbri. I consiglieri di centrodestra e civici hanno presentato emendamenti per impegnare la Sindaca e la Giunta a sollecitare la Regione affinché una quota di queste risorse venga reinvestita sul territorio per finanziare borse di studio territoriali co-finanziate, a supporto di tutte le professioni del comparto.
Metodo di lavoro: assenza di confronto e audizioni
Oltre al tema delle risorse, l’opposizione ha registrato una grave lacuna di metodo. La Regione Umbria si è limitata a inviare un mero contributo scritto, senza partecipare fisicamente al dibattito. Inoltre, nonostante la richiesta formale, l’Università degli Studi di Perugia non è stata audita.
Questa assenza di confronto è stata definita un cortocircuito incomprensibile dai consiglieri. Come si può pensare di valorizzare la formazione e programmare il futuro delle professioni sanitarie sul territorio escludendo l’Ateneo ed evitando il confronto diretto con l’ente regionale?
La riforma delle lauree magistrali a indirizzo clinico-specialistico
Questo limite appare ancora più evidente se si considera che lo stesso Ordine del Giorno richiama l’attivazione dei nuovi percorsi formativi relativi alle Lauree Magistrali a indirizzo clinico-specialistico istituite con i Decreti Ministeriali n. 159/2026 e n. 177/2026 firmati dal Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini e dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci. Si tratta di una riforma storica attesa da anni, destinata a ridisegnare l’assistenza sanitaria territoriale, ma che non potrà mai essere calata nella realtà perugina senza un raccordo reale con l’Università.
I consiglieri del centrodestra e dei civici hanno espresso disappunto per il fatto che la maggioranza abbia preferito blindare un testo sbilanciato sulla polemica partitica anziché aprirsi a un percorso condiviso, concreto e supportato da coperture economiche regionali certe. Il loro impegno per la sanità pubblica e per la valorizzazione di tutti i professionisti della salute continuerà, sempre basato sulla realtà dei numeri, sul rispetto delle competenze e sulla trasparenza nei confronti dei cittadini.



