Il recente rialzo dei prezzi dell’energia sta diventando una minaccia concreta per l’intero sistema produttivo dell’Umbria. Le imprese, soprattutto quelle a elevata intensità energetica, si trovano a sostenere costi di elettricità e gas ben al di sopra di quanto pagato dai concorrenti dei Paesi vicini. Questa disparità, se non ridotta, può tradursi in riduzioni della produzione, rinvii di investimenti e, nel peggiore dei casi, nella perdita di posti di lavoro.
Giammarco Urbani, presidente di Confindustria Umbria ha sottolineato che la questione non è più una mera difficoltà congiunturale, ma una vera emergenza per l’intero comparto industriale italiano. «Le imprese non chiedono condizioni di favore, ma di poter acquistare energia a costi paragonabili a quelli dei concorrenti europei», ha affermato, ricordando che un divario sostenuto dall’inefficienza di mercato penalizza la capacità di programmare, investire e occupare.
Confindustria Umbria denuncia il divario energetico
Secondo i dati raccolti dall’associazione, il livello medio dei costi di elettricità per le imprese energivore italiane supera di oltre il 30% quello dei principali paesi dell’Unione europea. Questo squilibrio si traduce in margini più stretti e in una liquidità ridotta, elementi fondamentali per sostenere programmi di crescita e per mantenere la competitività sui mercati internazionali. Urbani ha evidenziato che trasferire integralmente questi costi sui prezzi finali potrebbe rendere molte produzioni italiane non più competitive, mentre assorbirli internamente ridurrebbe progressivamente la capacità di investimento.
Impatto sui settori ad alta intensità energetica
I settori siderurgico, chimico e della lavorazione dei metalli, tra gli altri, sono i più colpiti. L’aumento dei costi energetici incide direttamente sul costo di trasformazione impedendo alle aziende di offrire prezzi competitivi rispetto a produttori francesi, tedeschi o finlandesi. La conseguenza è un progressivo spostamento di fabbisogni produttivi verso mercati esteri, con ripercussioni negative sia sul fatturato delle imprese locali sia sulla rete di fornitori e subappaltatori che dipendono da loro.
Arvedi Ast chiama a gran voce l’urgenza di un tavolo
L’amministratore delegato di Arvedi-Ast Dimitri Menecali, ha lanciato un avviso urgente dopo aver confrontato i costi energetici italiani con quelli dei concorrenti europei: 128,54 €/MWh per l’azienda rispetto a 87,58 € in Spagna, 85,65 € in Germania, 70,45 € nei paesi nord-europei e 52,69 € in Francia. Queste cifre, evidenziate dal manager, rendono insostenibile la continuità produttiva senza un intervento rapido da parte delle istituzioni.
La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha già richiesto al ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la convocazione di un tavolo urgente ai sensi dell’articolo 9 dell’Accordo di Programma, per verificare l’attuazione degli impegni già presi. Gli assessori regionali Francesco De Rebotti e Thomas De Luca hanno ribadito che non si chiedono condizioni di favore ma semplicemente parità di condizioni di mercato per permettere ad Arvedi-Ast di competere in Europa.
Occupazione e investimenti a rischio
Con oltre 2.500 dipendenti diretti e circa 1.000 posti di lavoro nell’indotto, Arvedi-Ast rappresenta una colonna portante dell’economia locale. Il sindacato Fiom-Cgil ha ricordato che l’azienda ha realizzato investimenti superiori a 500 milioni di euro, anticipando i tempi dell’Accordo di Programma del 2025. Tuttavia, se i costi energetici non saranno riequilibrati, si corre il rischio di riduzioni produttive che impatterebbero direttamente su questi investimenti e sull’occupazione della regione.
Proposte di politica energetica e ruolo delle istituzioni
Confindustria Umbria e gli altri attori hanno chiesto una risposta condivisa tra Governo, Regione, autorità competenti e istituzioni europee. Tra le priorità emergono la necessità di ridurre gli oneri sulle bollette industriali, di riformare il meccanismo dell’ETS per evitare volatilità eccessiva e di avviare una strategia di medio-lungo periodo che acceleri lo sviluppo delle fonti rinnovabili, potenzi le reti di distribuzione e semplifichi le autorizzazioni per nuovi impianti, compresa la produzione idroelettrica.
Il dibattito include anche la possibilità di integrare tecnologie nucleari di nuova generazione come parte di una soluzione di sicurezza energetica, senza pregiudizi ideologici. L’obiettivo è creare un quadro stabile che garantisca certezza agli investimenti, perché la transizione energetica non può avvenire a scapito della competitività industriale. Solo con un approccio coordinato sarà possibile evitare una de-industrializzazione che metterebbe in pericolo l’intero modello di crescita italiano.



