L’ospedale di Perugia ha recentemente realizzato il primo intervento di impianto cocleare assistito da robot, un passo avanti nella cura della sordità che combina esperienza clinica e strumenti tecnologici avanzati. L’operazione è stata eseguita dall’equipe della struttura di Otorinolaringoiatria diretta dal professor Giampietro Ricci e ha riguardato una donna affetta da sordità profonda che ha percepito i primi suoni già alla conclusione della procedura.
Questo risultato è il frutto della collaborazione tra l’Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia e l’Università degli Studi di Perugia, realtà da tempo impegnate nella diagnosi e nel trattamento della perdita uditiva. L’esperienza dimostra come la sinergia tra clinica e ricerca possa tradursi in percorsi di cura più efficaci e personalizzati per il paziente.
La tecnologia al servizio dell’inserimento intracocleare
Il fulcro dell’intervento è stato il sistema Otodrive, un dispositivo robotico progettato per assistere il chirurgo nella fase cruciale dell’operazione: l’inserimento dell’elettrodo nella coclea. Grazie a movimenti micrometrici, stabili e costanti, il sistema riduce le micro-oscillazioni tipiche della mano umana e consente un avanzamento estremamente lento e controllato, definito dai clinici come inserimento atraumatico. Questo approccio mira a preservare l’anatomia residua dell’orecchio interno, diminuendo lo stress sulle strutture sensoriali e migliorando le probabilità di un risultato uditivo favorevole.
Il vantaggio pratico del controllo robotico
Operare con un sistema robotico significa poter pianificare con precisione la traiettoria dell’elettrodo e modulare la velocità di inserimento in base all’anatomia individuale. Il team ha utilizzato imaging e ricostruzioni dedicate per definire la strada ottimale: una pratica nota come pianificazione 3D. L’integrazione tra immagini radiologiche e controllo meccanico offre una prevedibilità maggiore della procedura e riduce i margini di errore umano, favorendo una chirurgia più accurata e rispettosa dei tessuti.
Dal blocco operatorio alla riabilitazione
La paziente è stata in grado di percepire suoni immediatamente dopo l’intervento e ha iniziato senza ritardi il percorso di riabilitazione uditiva. Questo aspetto è cruciale: l’esposizione precoce agli stimoli acustici facilita il processo di adattamento cerebrale e può accelerare il recupero funzionale. Clinici e terapisti possono così impostare terapie di riabilitazione più tempestive e mirate, incrementando l’efficacia complessiva dell’impianto.
Impatto sulla qualità di vita e sulle pratiche cliniche
Il ritorno all’ascolto rappresenta un miglioramento significativo nella qualità di vita del paziente, riducendo l’isolamento sociale e favorendo la partecipazione alle attività quotidiane. Per l’ospedale, l’adozione di questa tecnologia segna l’ingresso in un gruppo crescente di centri italiani che investono nella chirurgia robotica otologica. Come sottolineato dalla direzione sanitaria, l’innovazione contribuisce a ottimizzare i percorsi di cura e a offrire trattamenti conformi agli standard internazionali.
La procedura a Perugia consolida l’impegno della struttura verso soluzioni tecnologiche che migliorano la sicurezza operatoria e i risultati clinici. La collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e la vision condivisa con la direzione dell’Azienda ospedaliera indicano una prospettiva di ulteriore sviluppo: formazione specialistica, studi comparativi e diffusione delle buone pratiche per rendere queste tecniche sempre più accessibili ai pazienti che ne possono beneficiare.