Il 25 ottobre Assisi ha aperto le porte del suo storico centro spirituale per l’International Meeting for Peace, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. L’evento, che celebra il quarantesimo anniversario della famosa preghiera di Giovanni Paolo II, si svolge dal 25 al 27 ottobre nel complesso fieristico di UmbriaFiere, noto come Bastia Umbra. Migliaia di partecipanti provenienti da Europa, Africa e Asia si trovano nella città di San Francesco per condividere una visione comune: una pace disarmata che parte dal linguaggio, dalla cultura e dalle relazioni personali.
Programma e ospiti di rilievo
L’assemblea inaugurale è stata avviata alle 16:30 nel padiglione 9, con la moderazione di Hilde Kieboom, rappresentante belga della Comunità di Sant’Egidio. Dopo i saluti di Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, e l’introduzione di Andrea Riccardi, presidente dell’organizzazione, sono intervenuti esponenti di spicco: il ministro indonesiano per gli affari religiosi Nasaruddin Umar, il cardinale Matteo Zuppi arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il rabbino francese Haïm Korsia e il consigliere buddista Gijun Sugitani. L’evento prevede forum tematici, tavole rotonde e momenti musicali, culminando nella cerimonia finale della piazza Inferiore di San Francesco.
Le parole di Mario Giro
Mario Giro, veterano della diplomazia e figura di spicco della Comunità di Sant’Egidio, ha ricordato come l’«spirito di Assisi» sia stato concepito nel 1986 da Papa Giovanni Paolo II per dimostrare che la fede non può mai giustificare la guerra. Giro ha sottolineato che il dialogo interreligioso rappresenta una strategia di disarmo culturale, capace di neutralizzare non solo armi materiali ma anche retoriche aggressive. Per il suo intervento, ha citato il libro “Pace in tempo di guerra” e ha ribadito che la religione deve insegnare la pace ai fedeli, senza aspirare a un sincretismo ma a una collaborazione concreta contro la violenza.
Il contributo delle religioni nella costruzione della pace
Il Papa Leone XIV ha ribadito, durante una sessione dedicata ai giovani, l’importanza della fraternità e del dialogo come antidoto al nazionalismo exacerbato e al fondamentalismo. Secondo le sue parole, le istituzioni religiose devono diventare “arca di umanità” e promuovere una cultura della nonviolenza fin dalla scuola. La presenza di leader cristiani, musulmani, ebraici e buddisti ha dimostrato che, nonostante le differenze teologiche, è possibile costruire un ponte di comprensione che supera le barriere ideologiche.
Prospettive per i giovani
In vari interventi, i relatori hanno invitato le nuove generazioni a non arrendersi al riarmo e a impegnarsi in iniziative di pace sul territorio e online. Il cardinale Zuppi ha ricordato la sua esperienza a Parigi e in Spagna, esortando i giovani a vedere la chiesa come “un rifugio contro i venti di guerra”. La sfida, secondo il Papa, è far ascoltare queste parole alle autorità politiche, che spesso sembrano catturate da un “spirito bellicista”.
Gospel e musica: una sinfonia di pace per le strade di Assisi
Parallelamente al dialogo istituzionale, la città si è trasformata in una vera e propria capitale del gospel. Il progetto “Assisi One World Gospel”, promosso dal Comune in collaborazione con Alma Music Project e Zona Franca, ha riunito più di 400 voci in 30 piazze diverse, dal 6 novembre. Cori provenienti da Italia, Europa e Stati Uniti hanno cantato in luoghi emblematici come il Tempio di Minerva, creando un “inno di pace” collettivo. Il sindaco Valter Stoppini e l’assessore al turismo Fabrizio Leggio hanno definito l’iniziativa “un abbraccio musicale che unisce la tradizione francescana alla vitalità del gospel”.
Il momento culminante
Alle 16:00, tutti i cori si sono radunati nella piazza del Comune, formando un grande cerchio intorno al Tempio di Minerva. Il suono delle campane delle chiese ha accompagnato le voci, dando vita a un’esperienza immersiva dove cittadini e turisti hanno potuto cantare insieme, trasformando la città in un palcoscenico di speranza. L’evento ha sottolineato come la musica, al pari del dialogo, possa fungere da veicolo universale per trasmettere valori di pace e fratellanza.
I tre giorni a Assisi hanno mostrato che la pace disarmata non è solo un ideale teorico, ma una pratica concreta che può nascere dal confronto interreligioso, dalle parole dei leader spirituali e dalla potenza emotiva della musica. L’esperienza di quest’anno, segnata da numerosi interventi politici, religiosi e culturali, offre un modello replicabile in altre città per affrontare le sfide di un mondo sempre più segnato da conflitti.



