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Storia non finita: il libro di Fubini contro la “fine della storia”

Il saggio di Federico Fubini smonta il mito della fine della storia, mostrando come Russia e Stati Uniti siano diventati oligarchie autoritarie che sfidano la democrazia occidentale.

Storia non finita: il libro di Fubini contro la “fine della storia”

Nel 1989 la caduta del Muro di Berlino sembrò segnare il crollo irrevocabile dell’Unione Sovietica e l’avvento di un ordine mondiale dominato da valori occidentali. Da quel momento Francis Fukuyama proclamò la “fine della storia”, intendendo che il liberalismo avesse ormai conquistato l’intero spettro politico globale.

Questa interpretazione è stata messa in discussione da Federico Fubini editorialista de Il Corriere della Sera che nel suo nuovo volume “Imperi allo specchio” sostiene che la storia è tutt’altro che conclusa e che l’Occidente, da vincitore, corre il rischio di diventare il vinto.

Il mito della “fine della storia” e le sue radici

Fukuyama, nel suo saggio del 1992, affermò che la diffusione della democrazia liberale fosse l’ultimo passo evolutivo dell’umanità. Tuttavia, l’autore non tenne conto dei processi di transizione economica imposti in Russia dopo la dissoluzione dell’URSS, né delle dinamiche di potere che sarebbero poi emerse nei paesi più influenti del mondo.

Il pensiero di Fukuyama in una prospettiva storica

Secondo Fukuyama, la caduta del comunismo avrebbe lasciato spazio a una unica ideologia dominante. In pratica, la teoria non considerava la possibilità che le trasformazioni economiche potessero generare nuove forme di autoritarismo, né che le élite finanziarie potessero riappropriarsi del potere politico.

Imperi allo specchio: la tesi di Federico Fubini

Il sottotitolo del libro, “Dovevamo cambiare la Russia. La Russia ha cambiato noi”, sintetizza l’argomento centrale: le riforme neoliberali consigliate dagli economisti americani a Boris Eltsin hanno prodotto una Russia gestita da oligarchi i quali hanno monopolizzato la privatizzazione delle imprese statali. Questa concentrazione di ricchezza ha favorito l’ascesa di Vladimir Putin il cui regime è ormai definito una vera dittatura.

Fubini richiama la frase di Quinto Orazio Flacco: “La Grecia, conquistata, conquistò l’indomito vincitore”. Proprio come Roma fu permeata dalla cultura greca, la Russia ha assorbito un modello di potere che ha invertito la direzione del cambiamento: non l’Occidente ha plasmato la Russia, ma la Russia ha trasformato i meccanismi di potere occidentali.

Paralleli tra Russia e Stati Uniti: Putin e Trump

Nel libro l’autore traccia un parallelo inquietante tra la Russia di Putin e gli Stati Uniti sotto Donald Trump. Entrambi i leader presentano un profilo che Fubini definisce sociopatico ignorano i limiti imposti dallo stato di diritto e dal diritto internazionale, decidendo unilateralmente di avviare conflitti armati.

Negli USA, la oligarchia del petrolio e delle Big Tech ha contribuito alla rielezione di Trump, trasformando il sistema democratico in una sorta di autocrazia oligarchica. Le decisioni di politica estera, affidate a amici facoltosi invece che a diplomatici di professione, evidenziano come il denaro domini i rapporti internazionali.

L’attrazione autoritaria di Mosca in Europa

Secondo Fubini, la “calamita di Putin” è un tentativo di attrarre verso il modello russo i paesi che un tempo avevano vinto la Guerra Fredda. L’autore cita l’«autoritarismo illiberale» di Viktor Orban in Ungheria come un primo segnale di questa tendenza, temendo che la stessa dinamica possa diffondersi in altre democrazie europee, anche in Germania.

L’autore di “Fascismo bianco” di Michele Ainis (Mondadori, 2026) rinforza l’osservazione: la crescente erosione delle istituzioni liberali è alimentata da una crescente influenza di élite economiche e politiche che mirano a un ordine più autoritario. Per contrastare questa deriva, Fubini invita le forze politiche europee a porre la democrazia al centro delle politiche sociali, soprattutto in paesi in prossimità di elezioni cruciali come Spagna e Francia.

Il discorso di Fubini, quindi, non è solo una critica storica, ma un avvertimento: se l’Occidente non riesce a riformare i propri meccanismi di potere, rischia di diventare il prossimo obiettivo della “calamita” russa, con conseguenze che potrebbero minare la stabilità delle democrazie liberali in tutto il continente.

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