La scomparsa di Carlo Petrini, avvenuta a Bra il 22 maggio 2026, segna la perdita di una figura centrale per la cultura alimentare contemporanea. Fondatore di Slow Food, aveva costruito un modello capace di coniugare tradizione, sostenibilità e impatto sociale, e manteneva rapporti stretti con l’Umbria attraverso iniziative e persone del territorio. La memoria di chi lo ha conosciuto sul posto, come Alessandra Cannistrà, presidente di Slow Food Umbria, sottolinea un carattere carismatico e al tempo stesso concreto, capace di parlare tanto con i produttori locali quanto con interlocutori istituzionali.
Il percorso personale di Petrini ha trasformato una protesta in un progetto globale: dalla nota spaghettata contro l’apertura di McDonald’s a Roma agli anni successivi, il movimento è cresciuto fino a diventare una rete internazionale. La sua visione non era astratta, ma radicata in pratiche operative come i Presìdi e l’Arca del Gusto, strumenti pensati per tutelare varietà, razze e saperi a rischio di estinzione.
Il legame con l’Umbria e l’attivismo sul territorio
Il rapporto di Petrini con l’Umbria è fatto di incontri, progetti e presenze concrete. Tra gli episodi più significativi c’è la nascita della Condotta di Orvieto nel 1994 e la scelta di tenere lì la prima assemblea internazionale di Slow Food, gesti che hanno rafforzato i legami locali. Incontri pubblici, presentazioni di libri a Todi e partecipazioni a eventi come Cheese a Bra hanno mantenuto vivo un dialogo con produttori, chef e amministratori umbri, mettendo sempre al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazione dei prodotti tipici.
Pollenzo e la costruzione di una cittadella del cibo
Uno degli interventi più tangibili dell’azione di Petrini è la trasformazione di Pollenzo nella sede dell’Università di Scienze Gastronomiche. Nato come recupero di un monumento abbandonato, il progetto è diventato una cittadella della cultura alimentare che unisce formazione, ricerca e relazioni con il mondo dell’economia. Qui si percepisce la concretezza della proposta: non soltanto ideali, ma corsi, progetti e partnership che formano figure professionali in grado di lavorare sulla sostenibilità delle filiere.
La filosofia che ha guidato l’azione
La proposta di Petrini si è sviluppata attorno a principi chiari: il cibo deve essere buono dal punto di vista del gusto, pulito per l’ambiente e giusto sul piano sociale. A questo si aggiunge l’impegno per l’agroecologia, intesa come approccio produttivo che rispetta la biodiversità e garantisce continuità ai sistemi locali. Questi concetti hanno trovato anche alleanze istituzionali e spirituali, come il dialogo aperto con Papa Francesco e la collaborazione sulle tematiche dell’ecologia integrale promosse dall’enciclica Laudato si’.
Riconoscimenti e relazioni internazionali
Il lavoro di Petrini ha ottenuto riconoscimenti internazionali: tra questi figurano premi e inviti a forum Onu, la partecipazione al Sinodo sull’Amazzonia e il ruolo di ambasciatore in iniziative legate alla sicurezza alimentare. Questi passaggi hanno fatto sì che la battaglia per la biodiversità e per il diritto a un cibo sostenibile uscisse dal recinto delle nicchie culturali per entrare nei consessi globali.
La rete globale e l’impatto economico
Sotto la guida e l’ispirazione di Petrini, Slow Food è cresciuta fino a diventare una rete capillare: il movimento è presente in numerosi paesi, con centinaia di Condotte locali, migliaia di prodotti catalogati nell’Arca del Gusto e centinaia di Presìdi attivi per sostenere micro-filiere. Questo sistema non è solo culturale: eventi come Terra Madre Salone del Gusto generano un indotto per territori e filiere, mentre i progetti sul campo hanno contribuito a creare mercati di valore per i produttori artigianali.
Eredità e prospettive per il futuro
L’eredità di Petrini è duplice: da un lato principi e istituzioni che rimangono come guida operativa; dall’altro una comunità internazionale chiamata ora a mantenere e sviluppare ciò che è stato avviato. Le sfide ambientali e sociali impongono continuità nelle pratiche di tutela della biodiversità, nella promozione dell’agroecologia e nel sostegno ai piccoli produttori. Proseguire il lavoro significa trasformare le idee in politiche, programmi formativi e valore economico per i territori, Umbria compresa.
Nel ricordarlo, chi ha lavorato con lui invita a non fermarsi al lutto: la responsabilità è quella di preservare le conquiste ottenute e di adattarle alle nuove sfide climatiche ed economiche. La rete che Petrini ha contribuito a costruire resta un patrimonio collettivo che può continuare a incidere sulle scelte di produzione, consumo e tutela del paesaggio rurale.