È scomparso nella tarda serata del 21 maggio 2026, nella sua abitazione a Bra, Carlo Petrini, figura centrale della riflessione sul cibo contemporaneo. Nato nel 1949, Petrini ha trasformato una critica culturale in un movimento globale che ha messo al centro la dignità delle pratiche agricole, la tutela della biodiversità e il valore del piacere condiviso a tavola. La sua morte lascia una comunità vasta e articolata, che conserva una serie di istituzioni nate dalla sua intuizione e dalle sue battaglie.
Il lavoro di Petrini non fu mai solo gastronomico: fu un progetto civico e pedagogico. Con uno sguardo che coniugava piacere e responsabilità, seppe creare reti internazionali, scuole e iniziative che hanno cambiato il modo di pensare il cibo. In queste righe ricostruiamo le tappe principali della sua vita pubblica, le istituzioni che ha fondato e le reazioni di chi lo ha conosciuto e collaborato con lui.
L’origine di un’idea: dall’Arcigola a Slow Food
Nel 1986 Petrini diede vita ad Arcigola, l’iniziativa che poco dopo sarebbe diventata Slow Food. La proposta nacque come risposta alla diffusione del cibo omologato e dei fast food, sostenendo il diritto al piacere e alla qualità come elementi accessibili e non elitari. Il percorso si consolidò il 9 dicembre 1989, quando a Parigi venne firmato il Manifesto Slow Food da delegazioni internazionali: fu l’avvio formale di una rete che avrebbe messo insieme produttori, consumatori e operatori del gusto con un linguaggio nuovo.
Un ecosistema di iniziative e istituzioni
Nel 2004 Petrini promosse due realtà destinatarie a durare: la rete globale Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Terra Madre ha messo in connessione piccoli produttori, pescatori, allevatori e comunità locali in oltre cento paesi, trasformando pratiche tradizionali in risorse di conoscenza condivisa. L’Università di Pollenzo ha portato il cibo all’interno dell’accademia, con un approccio interdisciplinare che ha formato migliaia di studenti provenienti da tutto il mondo e ha contribuito al riconoscimento istituzionale della figura del gastronomo.
Un principio chiaro: buono, pulito e giusto
La sintesi concettuale di quel progetto si può riassumere nell’idea di “buono, pulito e giusto”, che ha reso esplicita la connessione tra gusto, sostenibilità ambientale e giustizia sociale. Per Petrini il gusto non era un lusso ma una leva per promuovere pratiche agricole rispettose, filiere trasparenti e condizioni di lavoro dignitose. Questa triade è diventata una parola d’ordine nelle pratiche educative e nelle campagne pubbliche portate avanti dal movimento.
Collaborazioni e intrecci con la società civile
Negli anni Petrini ha costruito ponti con molte realtà istituzionali e religiose. Tra le iniziative più significative vi è la co-fondazione, nel 2017, delle Comunità Laudato si’, ispirate al progetto dell’enciclica di Papa Francesco, che ha visto un terreno comune nell’idea di ecologia integrale. Questo dialogo esprimeva la capacità di unire attenzione ambientale, tutela dei poveri e cura del paesaggio, senza trasformare il discorso in dogma ma mantenendolo legato alla pratica quotidiana.
I riconoscimenti pratici
All’impatto culturale si è accompagnata l’istituzionalizzazione di pratiche e figure professionali: l’Università di Pollenzo ha formato diverse migliaia di persone e ha contribuito, nel corso degli anni, al riconoscimento professionale del gastronomo da parte dello Stato italiano. Questi risultati testimoniano come un’idea nata nelle piazze e nelle cucine sia riuscita a incidere anche nei percorsi formativi e nelle politiche pubbliche.
Reazioni e ricordi da chi lo ha conosciuto
Il mondo dell’enogastronomia e dell’agroalimentare ha reagito con commozione e parole di stima. Tra i messaggi pervenuti, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha sottolineato il ruolo di Petrini come «filosofo della terra» e promotore di una cultura che ha dato dignità al lavoro agricolo. Cotarella ha ricordato l’intervento di Petrini al Congresso nazionale Assoenologi del 2026 ad Agrigento come un momento di pensiero intenso e formativo.
Antonio Donato, amministratore delegato di Tenute del Cerro, ha evidenziato la portata visionaria dell’eredità di Petrini, richiamando l’idea che il vino e l’accoglienza siano pratiche culturali, non solo produzione. Anche Eugenio Guarducci, patron di Eurochocolate, ha ricordato il ruolo di fiducia e sostegno che Petrini offrì nei primi anni Novanta per l’espansione delle attività legate al cibo in Umbria, sottolineando l’importanza del suo orientamento verso eventi che uniscono cultura e gusto.
La scomparsa di Carlo Petrini segna la perdita di una figura che ha saputo trasformare un gusto personale in una proposta collettiva e progettuale. Le istituzioni che ha creato e le reti che ha ispirato continueranno a lavorare secondo i principi che ha promosso: un approccio al cibo che è insieme piacere, responsabilità e impegno sociale.