La sanità umbra sta affrontando una crisi sempre più profonda. I dati ufficiali della Direzione Salute della Regione umbria rivelano un peggioramento significativo della mobilità sanitaria nel 2026 rispetto all’anno precedente. Questo fenomeno, che vede sempre più cittadini umbri ricorrere a cure fuori regione, sta mettendo a dura prova il Servizio sanitario regionale.
I numeri allarmanti della mobilità sanitaria
Secondo i consiglieri di opposizione di Palazzo Cesaroniil saldo della mobilità sanitaria è peggiorato, passando da un deficit di -37,5 milioni di euro nel 2026 a -40,7 milioni di euro nel 2026. Questo peggioramento di oltre 3,2 milioni di euro è dovuto principalmente all’aumento della mobilità passivaovvero le risorse che l’Umbria versa ad altre regioni per le prestazioni sanitarie erogate ai propri cittadini. Nel 2026, questa voce è salita da 86,3 milioni a 90,1 milioni di euro.
Parallelamente, la mobilità attivaovvero le risorse derivanti dai cittadini di altre regioni che scelgono di curarsi in Umbria, è diminuita da 57,5 milioni di euro nel 2026 a 56,3 milioni di euro nel 2026. Questi numeri raccontano una realtà preoccupante: sempre più umbri scelgono di curarsi fuori regione, mentre diminuiscono i pazienti che scelgono l’Umbria per le loro cure.
Le conseguenze per i cittadini e il servizio sanitario
Il crescente ricorso alle cure fuori regione non solo grava sul bilancio sanitario regionale, ma ha anche un impatto significativo sulle famiglie umbre. Spostarsi per ricevere cure significa affrontare lunghi viaggi, soggiorni prolungati lontano da casa, giornate di lavoro e di studio perse, e difficoltà organizzative per chi accompagna il paziente. Queste spese, quasi sempre sostenute di tasca propria, incidono in modo significativo sulla vita delle persone e raramente trovano visibilità nelle considerazioni degli amministratori.
Un ulteriore effetto distorsivo è rappresentato dal fatto che le regioni con saldo negativo vedono ridursi ulteriormente la propria capacità di investimento e di rafforzamento dell’offerta sanitaria. Questo è particolarmente preoccupante per una regione come l’Umbria, che fino a sette-otto anni fa registrava un saldo positivo ed era considerata eccellente nella qualità delle cure, nella presa in carico dei pazienti e nei tempi di accesso alle prestazioni.
Le sfide per il futuro della sanità umbra
Per arginare questo fenomeno, è necessario garantire ai pazienti umbri la massima sicurezza e competenza, appropriatezza e volumi minimi richiesti per l’affidabilità delle cure. In una regione di appena 800mila abitantiuna selezione si impone: strutture di qualità elevata e centri regionali di riferimento, piuttosto che ospedali che fanno tutto in modo frammentato e con volumi insignificanti.
Alcune delle strutture esistenti potrebbero essere riorganizzate e riconvertite per patologie mediche non complesse, percorsi riabilitativi, prestazioni ambulatoriali e lungodegenza. Una selezione che consente di riallocare risorse e competenze, superando la vecchia visione dell’ospedale-centrico. Una rinnovata e sicura rete ospedaliera consente anche di rafforzare il sistema sanitario territoriale, a cominciare dalle Case della Comunitàche avranno un senso se potranno disporre di risorse umane e finanziarie.
Inoltre, è fondamentale affrontare il disagio vissuto dal personale sanitario, frustrato, in cerca di vie di fuga, dimenticato e a volte umiliato. L’aumento dell’aggressività dell’utenza, la messa in discussione della loro competenza e le ingerenze di un mondo esterno contribuiscono alla disaffezione e allo svuotamento di valore e significato del lavoro nel e per il Servizio Sanitario Regionale.
Infine, l’autonomia differenziata in sanità, sostenuta dal centrodestra e dalle regioni governate da Fdi, Lega e Fi, rischia non soltanto di ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle. Un esempio è rappresentato dall’ex presidente Tesei e dalla sua Giunta Regionale, che nei cinque anni di governo a Palazzo Donini ha ammassato milioni di euro di mobilità passiva, con giganteschi rimborsi alle altre regioni per pazienti umbri che hanno scelto di curarsi fuori regione.


