Nel 2026, l’ottavo secolo dalla scomparsa di San Francesco d’Assisi si fa occasione per un intenso programma teatrale che collega diverse regioni d’Italia. Le scenografie, la musica e la narrativa si fondono per presentare il santo non più come icona distante, ma come uomo capace di parlare alle ansie del presente. Il filo conduttore è la ricerca di un essenziale capace di spogliare le maschere della modernità.
Itinerario pugliese di “Nudo. Il santo e l’uomo”
Lo spettacolo scritto da Gaetano Mercinelli, intitolato “Nudo. Il santo e l’uomo” parte dall’Oasi di Santa Maria degli Angeli a Massafra l’1 ottobre 2026 e si snoda per otto tappe pugliesi, passando per Faggiano, Grottaglie, Taranto, Bari, Talsano e Lizzano. L’evento trasforma chiese, sale comunali e piccoli teatri in spazi di riflessione e dialogo. Gli interpreti – Franco Nacca, Emanuele Benefico, Michele Mancone e Vincenzo Cesario – accompagnano il pubblico in un viaggio che evita la tradizionale agiografia, mostrando Francesco come un uomo di rottura che sceglie la povertà, il dialogo e la fraternità.
Messaggio di attualità
Nel contesto di tensioni sociali e ambientali, la proposta cerca di far emergere la lezione francescana di una vita spogliata dal superfluo. Non si tratta di una risposta pronta, ma di un invito a osservare oltre il rumore quotidiano e a interrogare cosa resti davvero essenziale nella nostra esistenza.
“Francesco sulla strada”: teatro e poesia al Battistero di San Pietro
Nel corso della rassegna “Le Sfide della Fede”, il Teatro degli Acerbi presenta “Francesco sulla strada” libera rielaborazione di Luciano Nattino curata da Andrea Caldi e Elena Romano. La performance, prevista per la domenica alle 16 al Battistero di San Pietro, è il culmine del Festival del Medioevo Astese. Il testo conserva la potenza poetica dell’originale, ma la regia di Romano lo conduce in una chiave contemporanea, mettendo in scena un Francesco inquieto che mette in discussione potere, denaro e possesso.
Un uomo radicale
Il santo non viene più rappresentato come figura devozionale, ma come uomo radicale che, insieme al frate Leone e all’incontro con Chiara, affronta temi universali: ricerca di senso, libertà, fratellanza e rispetto per la natura. La scenografia, priva di oggetti superflui, si affida al corpo dell’attore per trasmettere la povertà come linguaggio scenico, ribadendo la contemporanea rilevanza del pensiero francescano.
“Lu Santo Jullare Francesco”: omaggio di Dario Fo a Torino
Il Teatro Stabile di Torino, in coproduzione con il Teatro Stabile dell’Umbria, inaugura la stagione con “Lu Santo Jullare Francesco” versione di Dario Fo e Franca Rame diretta e interpretata da Matthias Martelli. L’opera, in programmazione dal 4 ottobre 2026, celebra simultaneamente gli 800 anni di San Francesco e il centenario della nascita di Fo. Un monologo a più voci, con un unico attore, che mescola lombardo-veneto, napoletano e volgare centrale, creando un arazzo sonoro capace di attraversare le frontiere linguistiche dell’Italia.
Il giullare contemporaneo
Martelli spiega che la pièce unisce le due versioni di Fo per dare a Francesco la voce di un “Santo d’Italia” che, con ironia tagliente, critica il potere e difende gli oppressi. La scenografia è minimalista: il corpo nudo, la gestualità e la voce sono gli unici strumenti, richiamando la tradizione del mistero buffo. Il risultato è un ritratto vivace e irregolare di un santo che, ottocento anni dopo, resta un modello di ribellione e di umanità.
Queste tre iniziative, pur divergendo nei linguaggi e nei contesti, offrono un unico percorso di memoria e attualità: il santo e l’uomo si incontrano sul palcoscenico per ricordare che la ricerca di un’esistenza più autentica non ha data di scadenza.



