La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato il prelievo in deroga di stornopiccione di città e tortora dal collare per la stagione venatoria 2026-2027. Una decisione che ha suscitato immediate reazioni, sia di approvazione che di critica, e che si inserisce in un contesto di tensioni tra esigenze agricole e tutela ambientale.
Le motivazioni della Regione Umbria
La scelta è stata presa su proposta dell’assessore alle Politiche agricole e alla Caccia Simona Meloni dopo aver ottenuto i pareri favorevoli dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). La deroga è stata discussa all’interno della Consulta venatoria regionale e risponde a due esigenze principali: la prevenzione dei rischi igienico-sanitari legati alla presenza di piccioni nei centri abitati e la tutela delle colture agricole dai danni causati da storni e colombidi.
I danni alle colture agricole
Gli storni rappresentano una minaccia significativa per i vigneti e gli oliveti umbri. I danni alle uve vengono segnalati dai primi giorni di luglio fino a metà ottobre, mentre quelli alle olive possono protrarsi da agosto a dicembre. Per quanto riguarda i colombidi, le maggiori problematiche interessano le coltivazioni di girasole, mais e legumi oltre ai depositi di mangimi e alle strutture agricole, con il rischio di contaminazioni dovute alle deiezioni.
L’assessore Meloni ha sottolineato che l’agricoltura produce cibo, reddito e tutela del paesaggio. Proteggere le colture significa difendere investimenti, lavoro e produzioni che rappresentano l’identità dell’Umbria. I tradizionali sistemi di allontanamento e dissuasione non hanno garantito risultati sufficienti, motivo per cui la Regione interviene con una deroga rigorosamente regolata.
Le date e le modalità del prelievo
Il prelievo potrà essere effettuato esclusivamente nelle giornate in cui è consentita la caccia alla fauna migratoria e nei seguenti periodi:
- Storno dal 20 settembre al 15 dicembre 2026;
- Tortora dal collare dal 1 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027;
- Piccione di città dal 1 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.
L’attività sarà consentita nel territorio a caccia programmata, con esclusione delle Zone di protezione speciale. Potrà essere svolta esclusivamente da cacciatori muniti di tesserino venatorio digitale necessario per registrare in tempo reale i capi abbattuti. Il prelievo dovrà avvenire da appostamento, senza l’impiego di richiami specifici, entro una distanza massima di cento metri dal margine della coltura interessata.
Le critiche di Europa Verde
La decisione non ha trovato consenso unanime. I co-portavoce regionali umbri di Europa VerdeGianfranco Mascia e Eva Hausegger hanno espresso forte dissenso, chiedendo un chiarimento urgente con l’assessora Meloni. Secondo loro, la tutela delle produzioni agricole e la gestione delle criticità urbane vanno affrontate con strumenti moderni, scientifici e preventivi, non cruenti.
Mascia e Hausegger hanno evidenziato che l’atto di quest’anno appare sovrapponibile a quello dello scorso anno, con stesse specie interessate e stessi limiti complessivi. Hanno criticato l’assenza di divieti chiari sull’uso del piombo e la mancanza di obiettivi misurabili per i metodi ecologici di prevenzione. Hanno auspicato soluzioni più serie, come reti di protezione, dissuasori e prevenzione programmata.
Per Europa Verde, la transizione ecologica passa anche dal coraggio di dire che non tutto ciò che è autorizzabile è anche giusto, utile e moderno. L’Umbria potrebbe dare un segnale di cambiamento di passo sulla tutela animale, con meno deroghe venatorie e più prevenzione ecologica.



