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Produttività del lavoro umbro: risultati 2024 e confronto settoriale

L’Umbria avvicina la produttività nazionale, ma evidenzia ampie differenze tra province e settori.

Produttività del lavoro umbro: risultati 2024 e confronto settoriale

Una recente analisi della Camera di commercio ha messo a fuoco la produttività del lavoro delle società di capitali umbre nell’esercizio 2024 (bilanci presentati nel 2025). Il valore aggiunto per addetto si è attestato a 58.677 euro, mentre la media italiana è di 70.052 euro, generando un divario del 16,2%. La Toscana, con 67.621 euro, si colloca a 3,5% sotto la media nazionale, mentre le Marche, con 56.346 euro, restano 19,6% indietro.

Produttività regionale: dati per provincia

All’interno dell’Umbria il panorama è variegato. Perugia registra 60.473 euro per addetto, ovvero il 13,7% al di sotto della media italiana; Terni, invece, si ferma a 52.166 euro, con uno scarto più marcato del 25,5%. La differenza tra le due province supera gli 8.300 euro per addetto, evidenziando una disparità interna significativa. Dal 2019, l’indice di produttività rispetto all’Italia è passato da 81,7 a 83,8 nel 2024, superando temporaneamente il calo registrato nel 2021-2022.

Costo del lavoro e rapporto con la produttività

Il costo del lavoro per addetto nell’anno d’imposta 2024 è stato di 35.151 euro in Umbria, contro i 40.280 euro a livello nazionale, con una differenza del 12,7%. Questo fa sì che, su 100 euro di valore aggiunto, il fattore salariale assorba il 59,9% in Umbria, rispetto al 57,5% italiano. A Perugia il rapporto è del 58,9%, mentre a Terni sale al 64,3%, a causa di una produttività particolarmente bassa. Le analisi OCSE indicano che produttività e retribuzioni tendono a muoversi insieme, ma settori, competenze e tecnologie possono alterare la relazione.

Settori in evidenza: chi è più competitiva?

La manifattura emerge come il comparto più performante: genera 80.717 euro per addetto, solo il 7,7% sotto la media italiana, e il suo costo del lavoro è inferiore del 10,6%, assorbendo il 56,2% del valore creato (vs 58,1% a livello nazionale). Il commercio mostra un equilibrio simile, con una produttività ridotta del 12,9% ma un costo del lavoro inferiore del 14,2%.

Al contrario, edilizia registra una produttività inferiore del 16,7% e un costo del lavoro più basso dell’8,5%. Il divario si amplia notevolmente nei settori dell’alloggio e ristorazione dove il valore aggiunto per addetto è inferiore del 27,3% e il costo del lavoro del 15,9%, facendo sì che il personale assorba il 77,4% del valore creato, contro il 66,9% nazionale.

Nei servizi (esclusi commercio e ospitalità) la produttività è 28,3% sotto la media italiana, sebbene il costo del lavoro sia più contenuto del 20,1%. L’agricoltura si distingue per una lieve deviazione della produttività (-6,8%) ma presenta un costo del lavoro superiore del 7,2% rispetto alla media nazionale.

I numeri indicano che la regione non può più fare affidamento su un costo del lavoro più basso come unico vantaggio competitivo. La sfida consiste nell’incrementare il valore creato per addetto mediante investimenti in tecnologia, formazione e organizzazione aziendale. Solo potenziando queste leve sarà possibile raccogliere benefici sia in termini di produttività sia di salari, abbattendo il divario con la Toscana e con la media nazionale.

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