In occasione dell’anniversario della Camera del lavoro a TerniMaurizio Landini, segretario della Cgilha esposto una valutazione critica sulle scelte economiche e energetiche dell’Italia. L’intervento, pronunciato nel contesto dei festeggiamenti per i 130 anni dell’istituzione, ha sottolineato la necessità di ripensare strumenti finanziari e priorità di investimento a livello europeo.
Le parole pronunciate da Landini si concentrano su due problemi percepiti come interconnessi: il calo degli investimenti programmati con il Pnrr e la discussione pubblica sull’approvvigionamento energetico. Il segretario ha sollecitato in modo netto la fine della prevalenza della logica del debito pubblico nelle scelte di politica economica, sostenendo invece la necessità di un approccio più espansivo e coordinato a livello continentale.
Richiesta di un nuovo piano d’investimenti europei e critica alla logica del debito
Landini ha ribadito che “serve un nuovo piano d’investimenti europei e superare la logica del debito pubblico“. Questa affermazione mette al centro la proposta di strumenti comunitari maggiormente orientati alla crescita e alle infrastrutture produttive, piuttosto che al rigore fiscale come unico criterio guida. La dichiarazione si inserisce nello scenario locale di Ternima ha implicazioni che investono l’intera Italia e la sua capacità di attrarre e impiegare capitali per la transizione energetica e per la politica industriale.
Il problema degli investimenti previsti dal Pnrr
Secondo il segretario della Cgil“Noi in Italia abbiamo un doppio problema” legato al fatto che si stanno esaurendo gli stanziamenti e i progetti pianificati con il Pnrr. Questo fenomeno, sempre secondo Landini, lascia il paese esposto a discussioni non sempre coerenti con le priorità reali, rendendo più urgente una strategia europea che permetta continuità e visione a medio termine. La critica mira anche ai ritardi e agli errori nella politica industriale, che a suo avviso si ripetono nei governi successivi.
Posizione sull’energia: rinnovabili versus nucleare
Un punto centrale dell’intervento riguarda la scelta delle fonti energetiche. Landini ha preso le distanze dall’idea di un ritorno immediato al nucleare, definendo quella narrativa come uno strumento poco credibile per risolvere le emergenze correnti. In particolare ha osservato che “Questa storia di riprendere con l’energia nuclearese va bene sarà tra dieci o 15 anniin realtà è uno specchietto per le allodole“.
Al contrario, il segretario ha posto l’accento sull’autonomia energetica fondata sugli investimenti nelle fonti rinnovabili: “Essere autonomi sull’energia significa investire sulle fonti rinnovabili“, ha detto, sottolineando come servano interventi concreti e duraturi piuttosto che promesse di soluzioni di lungo periodo che non affrontano i bisogni immediati di famiglie e imprese.
Investimenti seri e politica industriale
Per Landini, l’autonomia energetica non è solo una questione tecnica, ma richiede una rinascita della politica industriale. Ha affermato che è fondamentale effettuare “investimenti molto seri” e ha criticato i ritardi nelle scelte strategiche, attribuendone la responsabilità anche all’attuale governo: “significa ridotarsi di una politica industriale e su questo ci sono degli errori e dei ritardi che questo governo, come altri, continua a fare“, ha dichiarato.
Il discorso a Terni ha così combinato un appello alla scala europea con richiami concreti alla dimensione nazionale: il punto è che la transizione energetica e il rilancio produttivo richiedono risorse, tempi certi e priorità chiare per evitare che le misure previste restino disallineate rispetto ai bisogni reali di lavoratori, famiglie e imprese.
Nel complesso, l’intervento ha rilanciato una visione in cui gli strumenti finanziari europei devono essere ripensati per sostenere investimenti produttivi e ambientali, mentre la scelta delle tecnologie energetiche dovrebbe privilegiare soluzioni immediatamente implementabili e sostenibili. Le parole di Landini a Terni hanno rappresentato un momento di dibattito nel contesto dei 130 anni della Camera del lavoro, richiamando l’attenzione sul nesso fra politiche pubbliche, investimenti e futuro energetico dell’Italia.


