L’economia dell’Umbria sta attraversando una fase di resistenza nonostante le turbolenze che investono Italia e Unione europea. Il report congiunturale pubblicato da CNA, realizzato dal centro studi Sintesi, riporta dati del primo semestre 2026 che dipingono un quadro misto: alcuni indicatori sono in crescita, altri evidenziano segnali di rallentamento strutturale.
Il documento mette in luce il ruolo di politiche industriali più incisive per riallacciare la traiettoria della regione a quella dell’intero Centro Italia. Roberto Giannangeli, direttore regionale della CNA, sottolinea la necessità di interventi mirati a stimolare il sistema produttivo locale, soprattutto in vista della programmazione dei fondi strutturali 2028/2034.
Performance macroeconomiche: PIL, turismo, export e investimenti
Il PIL dell’Umbria è cresciuto dello 0,5% nel periodo considerato, dietro al +0,7% registrato a livello nazionale. Il risultato, seppur modesto, indica una certa tenuta della regione rispetto al contesto più ampio. Il turismo ha registrato un incremento del 7,1% rispetto allo stesso mese del 2025, inferiore all’+11,1% italiano, con un rallentamento osservato nell’estate a causa dei rincari dei voli e delle incertezze sui collegamenti internazionali.
Export per settore
L’export ha mostrato una crescita contenuta dello 0,6% ben al di sotto del +4,5% nazionale. La spinta è venuta soprattutto dai settori dei mezzi di trasporto e della moda grazie alla diversificazione verso nuovi mercati. Al contrario, le esportazioni di macchinari e di prodotti agroalimentari hanno subito una contrazione.
Gli investimenti sono aumentati di 2,3 punti percentuali poco sotto la media italiana di +2,5%. Sul fronte occupazionale, le previsioni suggeriscono un rialzo dell’occupazione fino al +3,9% entro fine 2026 rispetto all’anno precedente. L’inflazione rimane contenuta al +1,3% rispetto al +2,3% nazionale, sebbene la percezione dei cittadini – soprattutto alla pompa di benzina o al supermercato – risulti più negativa rispetto ai dati ufficiali.
Criticità strutturali: consumi, tassazione, credito e chiusura di attività
I consumi sono quasi stagnanti: a giugno 2026 la crescita è stata di +0,8%. Dal 2022, mentre a livello nazionale i consumi sono aumentati di oltre 10 punti in Umbria si sono fermati a +6,7%. Le cause indicate comprendono una bassa redditività delle imprese salari inferiori alla media nazionale e una elevata pressione fiscale locale tra cui l’Irpef regionale incrementata, le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e le addizionali comunali sull’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Il credito alle imprese è diminuito di un ulteriore 0,7% rispetto all’anno precedente, portando il decremento quinquennale a -9%. Le micro-imprese hanno subito la peggiore contrazione, con un calo del 30%. A differenza di regioni come Marche e Toscana, l’Umbria non beneficia di misure di accompagnamento per questo segmento, aggravando la situazione.
Il numero di imprese attive è in calo per tre trimestri consecutivi, con il dato più negativo registrato a giugno 2026 (-1%). Tra il 2021 e il 2026 si è registrata una diminuzione complessiva del 4,2% con una tendenza particolarmente marcata nel settore artigianale. Tuttavia, l’aumento dell’occupazione suggerisce che le imprese rimaste hanno ampliato la loro dimensione media, mitigando in parte l’impatto della riduzione numerica.
Prospettive e richieste delle parti sociali
Alla luce di questi risultati, la CNA sollecita la Regione Umbria a introdurre nuove politiche industriali e fiscali capaci di rilanciare la competitività. Il documento avverte che la prossima programmazione dei fondi strutturali 2028/2034 rappresenterà un banco di prova per la capacità della regione di rispondere alle sfide economiche nei due anni a venire.
Un’iniziativa concreta proposta è la stipula di un patto di sviluppo con le regioni Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo, volto a condividere risorse e strategie in un contesto europeo in rapido mutamento. Giannangeli conclude sottolineando che affrontare le difficoltà in solitudine sarà sempre più complesso, rendendo indispensabile la cooperazione interregionale.



