Il processo contro l’ex sindaco di Norcia, Nicola Alemanno ha subito un’inattesa svolta nella mattinata di venerdì. La Corte d’appello di Perugia ha infatti emesso due sentenze di assoluzione riguardanti le opere realizzate dopo il terremoto del 2016, dichiarando che non esiste alcuna responsabilità penale a carico del dirigente comunale. La decisione si inserisce in un contesto giudiziario complesso, già segnato da una precedente condanna di primo grado e da un lungo periodo di incertezza legale che ha condizionato la vita pubblica e privata di Alemanno.
Le due sentenze: PalaBoeri e Casa Ancarano
Nel primo caso, i magistrati hanno rigettato l’appello del pubblico ministero contro l’assoluzione relativa al PalaBoeri il centro sportivo e culturale eretto con i fondi raccolti per i terremotati. L’ex sindaco era già stato dichiarato innocente in primo grado dal tribunale di Spoleto; la Procura aveva impugnato la sentenza, ma il collegio di appello ha confermato la posizione di non violazione delle norme urbanistiche. Nella seconda decisione, la Corte ha ribaltato la condanna di Casa Ancarano una struttura abitativa costruita in zona colpita. Il provvedimento originale, che prevedeva una pena di un anno e tre mesi per violazione del Testo unico dell’edilizia, è stato annullato perché i reati si erano prescritti, consentendo così l’assoluzione di Alemanno e dei co-imputati Venanzo Santucci e Riccardo Tacconi.
La piccola casetta della Pro Loco e la sospensione di sindaco
Parallelamente alle assoluzioni, la vicenda della casetta della Pro Loco di Norcia ha lasciato un segno indelebile nella carriera di Alemanno. La struttura, di appena 48 metri quadri, era al centro di un procedimento per falso e abuso d’ufficio. Sebbene il reato di abuso d’ufficio fosse stato successivamente abrogato, la condanna a otto mesi ha innescato l’applicazione della legge Severino, provocando la sospensione dell’ex sindaco dal ruolo di consigliere comunale e, di fatto, la fine della sua avventura politica. Alemanno ha ripetutamente dichiarato di aver agito “nel massimo sforzo per la ricostruzione della comunità” e di non aver compiuto alcuna azione illecita, sottolineando la disparità tra la parità di fronte alla legge e l’ineguaglianza della giustizia.
Le reazioni di Alemanno e il bilancio della vicenda
Nel colloquio con i media, l’ex sindaco ha espresso un sentimento di “sollevato, ma quanta amarezza”. La libertà conquistata in tribunale ha tolto un peso, ma il ricordo della “sospensione” e degli “anni persi” continua a pesare sulla sua vita personale e familiare. Alemanno ha inoltre evidenziato che “Norcia ebbe il maggior numero di strutture d’emergenza dell’intero cratere del terremoto, ma oggi è una città rinata grazie al lavoro impostato prima che fossi costretto a lasciare”. Il suo augurio è che la sua esperienza possa servire da monito per evitare che altri amministratori siano costretti a rivivere simili “deserti giudiziari”.



