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Accorpamento ASL a Foligno, Terni rischia lo svuotamento secondo la Lega

La Lega parla di colpo a Terni dopo le parole non chiarite della presidente Proietti; una mozione in Aula prova a salvare la permanenza della USL Umbria 2

Accorpamento ASL a Foligno, Terni rischia lo svuotamento secondo la Lega

Il 18 maggio 2026 una visita istituzionale a Terni ha riacceso il dibattito sulla riorganizzazione della sanità regionale: la presidente Stefania Proietti, interrogata dai giornalisti durante l’inaugurazione di una struttura riqualificata, non ha escluso l’ipotesi di unire le due Aziende sanitarie locali in una sede unica a Foligno. La mancata negazione ha subito alimentato sospetti e prese di posizione dalla minoranza, che interpreta il silenzio come conferma di un progetto in atto.

L’attacco più esplicito è arrivato dal capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, che ha definito la prospettiva come una grave scelta capace di svuotare Terni di funzioni decisive. Secondo l’opposizione, la proposta di accorpamento implicherebbe il trasferimento di uffici, competenze e servizi al cittadino, con un conseguente depotenziamento del ruolo istituzionale della città e del territorio circostante.

Il fulcro della polemica

Al centro della disputa c’è il concetto di centralizzazione vs autonomia locale. Per gli oppositori, spostare la sede della USL Umbria 2 significherebbe concentrare le decisioni amministrative lontano da Terni, con ricadute immediate sui tempi di risposta e sull’accesso ai servizi sanitari. L’eventuale sede unica a Foligno viene vista come simbolo di una scelta politica che privilegia il criterio dell’accentramento a scapito del presidio territoriale.

Le accuse dell’opposizione

Melasecche ha richiamato più elementi: prima di tutto la perdita di peso istituzionale per Terni, poi la riduzione delle funzioni decisionali e infine un possibile peggioramento nell’erogazione dei servizi. Ha annunciato una mozione che chiede esplicitamente il mantenimento di due Aziende USL distinte, il riconoscimento dell’autonomia delle aziende ospedaliere di Perugia e Terni, e la permanenza della sede della USL Umbria 2 a Terni, proponendo così una chiara alternativa all’ipotesi di fusione.

Cosa rischia Terni

Dal punto di vista pratico, lo spostamento della sede comporterebbe cambiamenti organizzativi non trascurabili: uffici amministrativi trasferiti, procedure redistribuite, e rappresentanza politica locale indebolita. Questo scenario viene descritto come uno svuotamento della città, non solo in termini simbolici ma anche nelle ricadute sui cittadini che si rivolgono quotidianamente ai servizi sanitari. La preoccupazione è che la riqualificazione di strutture possa risultare inadeguata senza la contemporanea tutela delle competenze gestionali.

Impatto sul territorio

L’eventuale accorpamento non riguarda soltanto aspetti burocratici: potrebbe influenzare la programmazione sanitaria territoriale, la distribuzione delle risorse e la rapidità delle risposte nelle emergenze. Gli amministratori locali temono che il centro-sud dell’Umbria, già sensibile a fenomeni di ridimensionamento, subisca ulteriori svantaggi. In questo quadro, la difesa della sede a Terni è presentata come una tutela della capacità decisionale locale e della qualità del servizio per i residenti.

La partita in Consiglio regionale

Sul tema si apre ora la battaglia politica: nella nota dell’opposizione si annuncia che giovedì prossimo verrà discussa la mozione di Melasecche per il mantenimento delle due USL e per la tutela della sede di Terni. L’opposizione ricorda inoltre un episodio precedente in cui la maggioranza aveva evitato il confronto con una fuga dall’Aula, provocando il mancato raggiungimento del numero legale e bloccando così il dibattito pubblico su una materia ritenuta sensibile.

Prospettive e scenari

La discussione in Aula rappresenta un banco di prova per gli equilibri regionali: la giunta e i gruppi di maggioranza dovranno motivare pubblicamente le ragioni di ogni eventuale riorganizzazione, mentre l’opposizione chiede trasparenza e confronto senza omissioni. La posta in gioco è alta perché la decisione toccherà aspetti amministrativi, sanitari e politici, incidendo sul rapporto tra istituzioni e comunità locali.

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