La città di Perugia celebra il Corpus Domini con una nuova collocazione temporale: la solennità si svolgerà la sera di giovedì 4 giugno alle 20.30 nella cattedrale di San Lorenzo, con la Messa eucaristica presieduta dall’arcivescovo Ivan Maffeis, seguita dalla processione per le vie del centro storico fino alla basilica di San Domenico. Questa scelta differisce dalla prassi recente, che prevedeva la celebrazione nella mattina della seconda domenica dopo la Pentecoste (quest’anno il 7 giugno).
Perché spostare la festa al giovedì sera
Secondo don Francesco Verzini, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, la decisione non nasce tanto da esigenze pratiche quanto da una lettura simbolica: il giovedì richiama direttamente l’istituzione dell’Eucaristia durante l’Ultima Cena. In questo senso la collocazione serale intende richiamare la temporalità del mistero celebrato e valorizzare la dimensione comunitaria e sacramentale del rito, riconnettendo la festa cittadina con le origini storiche e teologiche del Corpus Domini.
La convivenza con la festa parrocchiale
Pur anticipando la celebrazione cittadina, la diocesi mantiene la consuetudine che vede le parrocchie festeggiare la solennità nella domenica successiva, pratica ormai diffusa in molte realtà ecclesiali. Questo doppio appuntamento permette di coniugare una manifestazione pubblica e partecipata in centro con le celebrazioni locali, garantendo così che la festa rimanga viva sia nella dimensione comunitaria ampia che in quella parrocchiale più intima.
Radici storiche e significato liturgico
La solennità del Corpus Domini ha origine medievale ed è legata al desiderio di enfatizzare il ministero eucaristico fuori dall’ambito strettamente pasquale. Nata in seguito al cosiddetto miracolo eucaristico di Bolsena, fu istituita da Papa Urbano IV l’11 agosto 1264. È interessante ricordare che Urbano IV morì a Deruta il 2 ottobre 1264 e fu sepolto nella cattedrale di Perugia, legando così la storia locale a questa importante normativa liturgica.
Una tradizione restituita
Ritornare a una celebrazione serale del giovedì si inserisce in una tradizione legittima e condivisa con altre diocesi e con la stessa basilica di San Pietro in Vaticano. La scelta, spiega il liturgista, intende armonizzarsi con pratiche consolidate, pur mantenendo elementi propri della vita religiosa perugina, come la processione cittadina e le espressioni popolari che l’hanno arricchita nel corso dei secoli.
La processione e la partecipazione pubblica
Il momento culminante della solennità rimane la processione del Santissimo Sacramento per le strade della città, un evento che unisce devozione e folclore con le tradizionali infiorate e tappe di preghiera. L’uscita dalla chiesa è pensata come gesto missionario: portare il sacramento nelle vie del centro significa incontrare credenti, persone indifferenti e curiosi, offrendo una testimonianza visibile che «il Signore continua a camminare con il suo popolo», come sottolineato da don Verzini.
Chi partecipa alla processione
Alla processione prenderanno parte numerosi fedeli, insieme ai membri degli ordini cavallereschi di Malta e del Santo Sepolcro di Gerusalemme e alle confraternite. Il corteo si fermerà in preghiera davanti alle sedi delle istituzioni civili del capoluogo umbro, un segnale di dialogo e di presenza pubblica della comunità ecclesiale nella vita cittadina.
La novità dell’orario serale non cancella la memoria storica né l’intento pastorale della festa: al contrario, rilegge antiche pratiche alla luce del significato originario del rito e offre alla città di Perugia un’occasione di incontro e partecipazione che coniuga fede, tradizione e vita civile.


