Durante il pomeriggio di domenica 25 ottobre, una pattuglia del Radiomobile di Todi ha intercettato un veicolo sospetto sulla strada regionale 397, nei pressi di Monte Molino, frazione di Fratta Todina. L’automobile, proveniente dal medesimo comune, ha subito cambiato direzione per sfuggire al controllo, costringendo i militari ad avviare un inseguimento che si è concluso con l’abbandono del mezzo e la fuga a piedi dei due occupanti.
Uno dei due, seduto a fianco del conducente, è stato fermato rapidamente; l’altro, provato a nascondersi nella boscaglia, è stato localizzato poco dopo grazie a una ricerca sistematica dell’area. Entrambi i soggetti, già noti alle forze dell’ordine e senza fissa dimora, sono stati posti in custodia e condotti presso le camere di sicurezza della Compagnia di Todi.
Scoperta del carico di rame e collegamento alla ferrovia
Una perquisizione approfondita dell’autovettura ha rivelato un carico sorprendente: circa 450 chilogrammi di cavi in rame, accompagnati da guanti da lavoro, torce elettriche e grosse cesoie da ferro, tutti strumenti tipici per tranciare linee elettriche. I Carabinieri, con il supporto del personale di Rete Ferroviaria Italiana (R.F.I.), hanno ricostruito il percorso del furto, individuando il punto esatto in cui i cavi erano stati recisi: il km 57+080 della Ferrovia Centrale Umbra, una sezione inattiva e priva di sistemi di videosorveglianza.
Dettagli sulla tratta ferroviaria interessata
Il tratto coinvolto attraversa il territorio di Fratta Todina ed è attualmente non operativo, il che ha facilitato l’intervento dei ladri. L’assenza di impianti di allarme ha permesso di sottrarre i cavi senza alcun avviso immediato, lasciando la rete elettrica esposta a un danno potenzialmente grave. L’intera refurtiva è stata restituita al proprietario, mentre gli attrezzi da scasso sono stati sequestrati in sede giudiziaria.
Procedimenti giudiziari e condanne
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Spoleto ha convalidato gli arresti e ha emesso le seguenti sentenze: al 43enne è stata inflitta una pena detentiva di 3 anni e 6 mesi accompagnata da una multa di 300 euro, con successiva traduzione in carcere; al 20enne è stata comminata una pena di 1 anno e 8 mesi, con la sospensione condizionale della pena e una multa di 200 euro, consentendogli il ritorno in libertà. Entrambi i provvedimenti sono stati comunicati dopo le consuete formalità di rito.
Il caso ha messo nuovamente in luce la vulnerabilità di tratti ferroviari non monitorati, sollevando interrogativi sulla necessità di potenziare la sorveglianza in aree rurali. Le autorità locali hanno già avviato una verifica per valutare l’installazione di telecamere e sistemi di allarme lungo le linee non operative, al fine di prevenire ulteriori furti di metalli preziosi.



