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Visite in joelette al Pozzo di San Patrizio accessibilità e solidarietà

Giovani con disabilità scoprono le 500 scale del Pozzo di San Patrizio a bordo di joelette, grazie a una rete di volontari e istituzioni.

Visite in joelette al Pozzo di San Patrizio accessibilità e solidarietà

Sabato 3 ottobre a Orvieto il celebre Pozzo di San Patrizio è stato protagonista di una sperimentazione unica: l’accesso alle sue celebri scale elicoidali è stato garantito a giovani con disabilità mediante cinque joelette carrozzelle fuoristrada a ruota singola. L’iniziativa ha riunito più di una decina di volontari, tra cui Miriana, Giulia, Lorenzo, Antonio, Ares, Raffaello e Simone, e ha trasformato un percorso storico in un’esperienza di inclusività.

Il percorso di accessibilità al Pozzo di San Patrizio

Il monumento, realizzato da Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1527 e il 1537, si compone di due rampe elicoidali indipendenti, ognuna con circa 248 gradini per un totale di quasi 500 scalini. La loro disposizione a spirale, concepita per separare il passaggio di mulini e persone, rappresenta da se stessa una sfida per chi ha mobilità ridotta. Grazie alle joelette l’accessibilità è stata ottenuta senza alcuna modifica strutturale: i volontari hanno guidato gli utenti lungo le rampe, adattandosi alle curve strette e alle aperture di luce.

Le joelette: caratteristiche tecniche

Le cinque carrozzelle fuoristrada impiegate sono state fornite dalla Majella Sporting Team di Lama dei Peligni (Chieti). Si tratta di veicoli a ruota unica, progettati per superare terreni irregolari e spazi angusti, manovrabili da due o più accompagnatori. Il loro utilizzo permette a persone con disabilità motoria o con necessità di assistenza completa di affrontare percorsi altrimenti inaccessibili, garantendo stabilità e sicurezza anche nelle pendenze più accentuate.

Le protagoniste e i volontari: dai pionieri alle guide

Il gruppo di giovani che ha vissuto l’esperienza è stato selezionato tra le associazioni locali Tartaruga Xyz e Andromeda. Giulia Romano, dodicenne con disabilità, ha già sperimentato il percorso il 25, dimostrando la fattibilità dell’iniziativa. Questa volta, insieme a Miriana, Lorenzo, Antonio, Ares, Raffaello e Simone, ha potuto scendere e risalire le scale, accompagnata da volontari del CAI di Orvieto – Emanuele Rossi, Alessandro Pintus e Paolo Carletti – e dal gruppo di montagnaterapia che ha curato l’aspetto psicologico dell’attività.

Le testimonianze di Marco Borrelli e Roberta Tardani

Marco Borrelli, presidente dell’associazione abruzzese che da dieci anni porta avanti il progetto “Montagne senza barriere” ha sottolineato: “Ogni anno organizziamo una tappa speciale e quest’anno abbiamo deciso di farla a Orvieto abbattendo non solo le barriere architettoniche del Pozzo di San Patrizio ma anche i confini regionali.” La sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, ha aggiunto che l’evento rappresenta “un pomeriggio veramente emozionante per la nostra città” e ha richiamato la storia ingegneristica del pozzo, descrivendolo come “una delle più grandi sfide” del patrimonio italiano.

Impatto istituzionale e futuro dell’iniziativa

Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Orvieto la Majella Sporting Team le associazioni locali, CoopCulture e il CAI di Orvieto. Il Sindaco ha evidenziato che, durante il post-Covid, il Pozzo fu uno dei primi siti sotterranei al mondo a riaprire in sicurezza, grazie alla sua configurazione a doppia spirale. Oggi, la stessa architettura ha favorito l’accessibilità: le joelette hanno dimostrato che, con una buona sinergia tra istituzioni e volontari è possibile trasformare spazi storici in luoghi accoglienti per tutti.

Guardando al futuro, la sezione CAI di Orvieto ha già acquisito una propria joelette, preparando il terreno per visite programmate durante tutto l’anno. L’obiettivo è inserire queste esperienze nel nuovo Peba (Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche) del Comune, rendendo l’accessibilità una prassi strutturale e non più un evento isolato.

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