Il nido di Borroni situato nella zona di Borroni a Foligno, è al centro di una forte polemica locale. Dopo l’esternalizzazione della gestione, la retta mensile è stata fissata a 692 euro, per poi scendere a 625 euro, ma le famiglie hanno comunque abbandonato il servizio. Nei primi giorni di apertura, infatti, è rimasta presente una sola bambina, a testimonianza di una scelta ritenuta da molti come un capolavoro di programmazione errata.
Rinunce e tariffe: i numeri che raccontano la crisi
Secondo i dati forniti dal Comune, 21 famiglie hanno rinunciato al posto a seguito del cambio di gestore, lasciando il nido quasi vuoto. La presenza di una sola bambina è stata confermata dal Coordinamento delle forze di opposizione che ha descritto la situazione come il “simbolo di una gestione fallimentare”. Parallelamente, il gruppo consiliare di Foligno in Comune ha evidenziato che 119 bambini attendono ancora un posto, mentre 21 ne hanno abbandonato l’iscrizione, creando una contraddizione apparente tra lista d’attesa infinita e struttura quasi deserta.
Le richieste di dimissioni e la risposta dell’opposizione
Le forze di opposizione hanno avanzato una richiesta formale di dimissioni per il sindaco Stefano Zuccarini e per l’assessore all’istruzione Elisabetta Ugolinelli, sostenendo che le decisioni su modello di gestione, organizzazione e costi siano scelte politiche che richiedono responsabilità. Il comunicato del Coordinamento denuncia la gestione come “una lista d’attesa infinita e simultaneamente un nido svuotato” e propone la creazione di un tavolo permanente con le famiglie per garantire una gestione partecipata.
Intervento della Regione Umbria: risorse e prospettive
L’assessore regionale all’Istruzione, Fabio Barcaioli ha pubblicamente invitato il Comune a rivedere la decisione di non utilizzare i fondi regionali disponibili. Barcaioli ha ricordato che, nell’ultima manifestazione di interesse, i comuni umbri hanno richiesto complessivamente 260 nuovi posti per la prima infanzia: 32 a Perugia, 18 a Castiglione del Lago, 36 a Valfabbrica e 11 a Città di Castello, mentre Foligno ne ha chiesti solo cinque. La Regione intende riaprire a dicembre i termini per consentire a tutti i comuni di presentare nuovi progetti.
Le proposte concrete della Regione
Barcaioli ha dichiarato: “La Regione è pronta a mettere a disposizione le risorse per abbassare i costi e aumentare i posti”. Ha inoltre precisato che l’obiettivo è rendere i servizi per l’infanzia sempre più accessibili alle famiglie sottolineando che l’attuale tariffa di 692 euro – anche se ridotta a 625 euro – resta troppo alta per molte famiglie, che avrebbero dovuto ricorrere a un mutuo per poterla sostenere. La Regione vuole quindi garantire un finanziamento mirato per ampliare l’offerta e ridurre la pressione economica sul nucleo familiare.
Prospettive per il futuro del nido di Borroni
Le opinioni divergenti su come procedere rimangono evidenti. Da una parte, l’opposizione insiste sulla necessità di un controllo più diretto da parte del Comune e sul coinvolgimento permanente delle famiglie nella gestione. Dall’altra, la Regione offre un pacchetto di risorse finanziarie che, se accettato, potrebbe abbattere la tariffa e consentire l’apertura di nuovi posti. Resta da vedere se il Comune di Foligno accetterà la proposta regionale o manterrà la sua attuale posizione, ma la pressione mediatica e le dimostrazioni di genitori insoddisfatti suggeriscono che una revisione della politica di gestione è ormai inevitabile.



