Negli ultimi dieci anni l’organico dei medici ospedalieri in Umbria è rimasto quasi immutato, mentre le uscite volontarie hanno registrato un balzo evidente. Il panorama emerge dal rapporto “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” redatto dal Centro Studi ANAAO Assomed che analizza anno per anno le dinamiche di assunzioni, pensionamenti e dimissioni nella regione.
Stabilità numerica dei medici ospedalieri in Umbria
Nel 2015 il conteggio dei dirigenti medici era di 1.940 unità; nel 2024 la quota è leggermente aumentata, raggiungendo 1.982. Questo incremento di 42 posti, pari a un plus dello 0,9% su un decennio, dà l’impressione di una sanità pubblica ben contenuta. Tuttavia, la semplice comparazione dei numeri totali nasconde fenomeni più sottili, come i flussi di ingresso e uscita che influiscono sulla continuità delle cure.
Crescita delle dimissioni volontarie e implicazioni
Le dimissioni volontarie hanno mostrato un andamento preoccupante: da sole 16 uscite registrate nel 2015, il picco è stato di 63 nel 2023. Dopo una lieve flessione nel 2024, il valore è tornato a 42 nel 2025, consolidando un trend positivo di +0,9 punti percentuali su dieci anni. “Questi numeri ci dicono che il problema della sanità pubblica non può più essere affrontato soltanto contando quanti medici entrano e quanti escono dal sistema”, sottolinea David Giannandrea segretario regionale di ANAAO Assomed Umbria.
Assunzioni a tempo indeterminato e determinato
Le assunzioni a tempo indeterminato hanno oscillato significativamente, passando da 51 nel 2015 al picco di 156 nel 2022 e 2024, per poi scendere a 105 nel 2025. Parallelamente, le assunzioni a tempo determinato sono diminuite drasticamente, da 250 nel 2015 a sole 82 nel 2024. I pensionamenti hanno toccato il valore più alto di 93 nel 2021, per poi ridursi a 73 nel 2025, ma la pressione delle dimissioni resta il fattore di svolta.
Proposte di ANAAO Assomed per invertire la rotta
Secondo l’analisi regionale, la risposta non può limitarsi a incrementare i posti disponibili. È necessario rivedere la politica di gestione del personale del Servizio Sanitario Nazionale in Umbria, ponendo al centro la retention dei professionisti. Tra le misure suggerite figurano la stabilizzazione del cosiddetto Decreto Calabria l’eliminazione del tetto alla spesa per il personale, l’adeguamento delle retribuzioni agli standard europei e il potenziamento di welfare e sicurezza sul lavoro.
Giannandrea conclude affinché la discussione sul futuro del SSN regionale parta dai dati: “Difendere la sanità pubblica significa investire sulle persone che la fanno funzionare ogni giorno. Senza professionisti motivati, valorizzati e messi nelle condizioni di lavorare bene, qualsiasi riforma organizzativa rischia di rimanere soltanto sulla carta”.



