Il 26 settembre ‘26 la sindaca di Pomezia Veronica Felici e il dirigente di Fratelli d’Italia Romeo De Angeli hanno pronunciato il loro sì in un contesto insolito: la corsa delle montagne umbre. Il rito civile si è tenuto nella Sala Consiliare di Monteleone di Spoleto un borgo inserito nella lista dei Borghi più belli d’Italia e situato a circa 1000 metri di altitudine. L’evento ha attirato l’attenzione non solo per la notorietà dei protagonisti, ma anche per la scelta di un luogo così distante dal consueto scenario politico romano.
Un ambiente ricco di storia e simboli
Alle spalle degli sposi, la sala è dominata da un imponente dipinto raffigurante la vestizione di Santa Brigida figura legata alla tradizione contadina umbra. La santa, tradizionalmente associata alla terra, all’agricoltura e alla prosperità, è stata interpretata dagli organizzatori come un augurio di crescita e fertilità per la nuova coppia. Il legame con la terra si è inoltre concretizzato in un dono speciale: un sacco di farro di Monteleone di Spoleto prodotto simbolico della zona che incarna secoli di storia agricola.
Il farro, ponte tra due identità territoriali
Il farro non è soltanto una coltura locale; il suo nome richiama la confarreatio l’antico rito matrimoniale romano in cui il pane di farro era l’elemento centrale dell’unione degli sposi. Questa connessione storica è stata evidenziata dalla sindaca di Monteleone, che ha sottolineato come il dono ricordi sia la tradizione umbra sia le radici della civiltà romana. Parallelamente, la città di Pomezia vanta una propria identità gastronomica legata al farro, rappresentata dai torvicelli una pasta locale preparata proprio con questo cereale. In questo modo, il farro si è trasformato in un vero e proprio “gemellaggio simbolico” tra le due comunità.
Commenti istituzionali e prospettive future
Marisa Angelini, sindaca di Monteleone di Spoleto, ha dichiarato che “l’incontro di due territori diversi, attraverso un prodotto identitario, può diventare il primo passo verso collaborazioni più strutturate”. Il messaggio è stato rinforzato da una nota di Veronica Felici, che ha evidenziato come il gesto di condividere il farro rappresenti un invito a radicare le proprie radici e a farle crescere insieme. Per le amministrazioni locali, il matrimonio è stato interpretato come un segnale di possibili scambi culturali, economici e turistici tra il Lazio e l’Umbria.
Un “sì” che resta nel territorio
Pur scegliendo di allontanarsi dal cuore pulsante della politica romana, gli sposi non hanno rinunciato a un contesto istituzionale: la cerimonia si è svolta proprio nell’ambito delle istituzioni comunali di Monteleone. Questo bilanciamento tra privato e pubblico ha conferito all’evento una dimensione quasi simbolica, dimostrando che la vita politica può convivere con momenti di intimità, a patto di trovare il luogo giusto. Il farro offerto come dono, rimane ora un simbolo tangibile di quel legame, pronto a diventare parte della narrazione di entrambe le comunità.
L’intera giornata ha rappresentato,



