Il export siderurgico italiano ha mantenuto la sua presenza sui mercati esteri nel primo semestre del 2026, avvicinandosi ai 7 miliardi di euro. Il valore totale delle esportazioni dei primi dieci poli siderurgici è passato da 6,7 miliardi a 6,9 miliardi, segnando una crescita dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. A livello nazionale, tuttavia, l’export complessivo è leggermente diminuito dello 0,1% in valore, mentre le quantità sono aumentate dello 0,2%, fenomeno attribuito alla riduzione dei prezzi di vendita.
Il confronto tra le province evidenzia un panorama molto eterogeneo: mentre alcune regioni registrano incrementi a doppia cifra, altre subiscono forti contrazioni. In particolare, Brescia conferma il primato, guidando la classifica con un valore di 1.077.020 milioni di euro, per un aumento del 7,1%. Al suo fianco, Udine resta al secondo posto con un +5,3%, e Cremona si distingue per il più alto tasso di crescita, +12,6%.
Crescita complessiva e differenze tra i primi dieci poli
I primi dieci poli hanno contribuito per 6,855.890 milioni di euro, superando di appena 0,2 miliardi il risultato del 2025. La classifica mostra spostamenti notevoli: Milano sale di due posizioni, mentre Reggio Emilia guadagna un posto. Al contrario, Bergamo perde due posizioni, e Lecco ne scende una.
Movimenti nella classifica provinciale
Tra i leader, Brescia registra 1.077,0 milioni di euro (+7,1%); Udine 980,5 milioni (+5,3%); Cremona 872,7 milioni (+12,6%). Tra le province in calo, Mantova scende del 5,8% a 721,2 milioni, Bergamo registra una contrazione drastica del 19,5% (577,7 milioni) e Lecco perde il 3% (430,2 milioni). Milano risale al quinto posto con 622,6 milioni (+4,5%), Vicenza rimane stabile a 611,9 milioni, Terni cresce del 7,8% (493,4 milioni) e Reggio Emilia sale dell’11,1% (468,7 milioni).
Le prospettive di Bergamo e di Taranto: cali marcati
Il calo più marcato è evidenziato da Bergamo la cui esportazione è diminuita del 19,5%, con una perdita di quasi 140 milioni di euro rispetto al semestre precedente. Questo declino ha comportato la perdita di due posizioni in classifica. La situazione è ancora più preoccupante per Taranto sede di Acciaierie d’Italia, che rimane fuori dalla top-20. L’export di Taranto è crollato dell’86,5% nel primo semestre del 2026, passando da 42 milioni di euro nel 2025 a soli 5 milioni di euro, dopo una precedente flessione del 40,3% nel 2025 rispetto ai 362 milioni del 2022.
Importazioni: la diminuzione delle forniture extra UE e l’effetto Cbam
Sul fronte degli acquisti, i primi dieci poli hanno ridotto le importazioni del 9,2%, passando da 5,8 a 5,3 miliardi di euro, un decremento di circa 500 milioni. A livello nazionale, le importazioni di prodotti siderurgici sono scese del 13% in valore e del 15,9% in quantità. Le forniture provenienti da paesi extra UE hanno registrato una caduta del 22,5% in quantità, contro un calo del solo 2,1% da parte dei fornitori dell’UE. L’Ufficio Studi siderweb collega questa riduzione al nuovo regime del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) che sta influenzando le scelte di approvvigionamento.



