Il Festival delle Corrispondenze è entrato nel vivo della sua 15esima edizione con un tema che tocca le corde più profonde della nostra società: “Vero. Falso. Finto. Le storie che diventano Storia”. Questo evento, che si tiene a Magione, è un viaggio attraverso le sfumature della realtà, esplorando come le parole costruiscono e trasformano il nostro mondo.
Nei primi due giorni, il Festival ha offerto un ricco programma di incontri e riflessioni. Tra i protagonisti, Giovanni Minoli che ha ripercorso mezzo secolo di televisione italiana, e Claudio Cerasa premiato per il suo contributo al giornalismo. Non sono mancati momenti di riflessione con Barbara Tamborini e Alberto Pellai sul rapporto tra giovani, adulti e mondo digitale.
Memoria e identità: le riflessioni di venerdì 4 settembre
Venerdì 4 settembre, il Festival ha continuato a esplorare i temi della memoria e dell’identità. Anna Foa storica degli ebrei in Europa, ha aperto il pomeriggio con una riflessione sulla memoria della Shoah nel mondo contemporaneo, dialogando con Valentina Santarpia del Corriere della Sera.
La tavola rotonda “Tutte le volte che le donne…” ha visto la partecipazione di Cathy La Torre e Adriana Pannitteri coordinate da Beatrice Curci. Questo incontro ha approfondito il ruolo e la rappresentazione delle donne nella narrazione storica pubblica.
Giacomo Panozzo e le radici delle crisi geopolitiche
Giacomo Panozzo giovane divulgatore storico, ha presentato “Perché succederà ieri?”, un percorso che parte dalle crisi geopolitiche attuali per spiegare le radici storiche che le generano. A dialogare con lui è stato Alessandro Cascianelli.
Leadership e comunicazione: il caso Trump
Alle 19.30, Antonio Caprarica ha presentato “Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente”, analizzando il rapporto tra leadership, comunicazione e potere. L’evento è stato arricchito dalla presenza di Massimo Arcangeli direttore artistico del Festival, e ha incluso una traduzione simultanea in inglese e un interprete LIS.
La serata si è conclusa con “Ipnocrazia”, una conferenza-spettacolo di Tlon laboratorio filosofico fondato da Andrea Colamedici e Maura Gancitano che ha indagato il modo in cui l’era digitale e l’intelligenza artificiale stanno plasmando la percezione della realtà.
Sabato 5 settembre: storia e teatro civile
Sabato 5 settembre, il Festival ha ripreso con Luciano Taborchi che ha presentato “Dalla Russia e dai lager nazisti con amore”, un libro dedicato ai carteggi dei soldati italiani della Seconda guerra mondiale. A dialogare con lui sono stati Alberto Stramaccioni presidente ISUC, e Mario Squadroni docente presso l’Università di Perugia.
Nel pomeriggio, il convegno “L’Italia inventata”, realizzato in collaborazione con l’Istituto per la Storia dell’Umbria, ha approfondito il Risorgimento, l’identità nazionale e la costruzione del mito fondativo. Tra gli interventi, quello di Erminia Irace dell’Università di Perugia.
La giornata è proseguita con Tommaso Cerno e “Le ragioni di Giuda”, seguito da letture e narrazioni per bambini con Michele Volpi. Beppe Severgnini ha raccontato trent’anni di storie italiane in “Italians. Trent’anni di corrispondenze pubbliche nell’era del rumore”, dialogando con Giovanni Parapini direttore Rai Umbria.
Simona Ruffino ha presentato “Non tutto è come appare”, svelando i meccanismi della manipolazione culturale nel linguaggio pubblico. La serata si è conclusa con il teatro civile di Ottavia Piccolo che ha interpretato “Donna non rieducabile” di Stefano Massini in ricordo della giornalista russa Anna Politkovskaja.



