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Francesco d’Assisi e l’eredità di pace e perdono: riflessioni dall’ottavo incontro

Un incontro ad Assisi ha approfondito il significato di pace e perdono nella spiritualità francescana, offrendo spunti di riflessione per il presente.

Francesco d’Assisi e l’eredità di pace e perdono: riflessioni dall’ottavo incontro

Ad Assisi, il messaggio di pace e perdono di Francesco d’Assisi ha trovato nuova vita in un incontro che ha unito storia e attualità. L’ottavo appuntamento della rassegna Francesco ha gli occhi tuoi ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso, sia in presenza che in streaming, nonostante le elevate temperature estive.

L’Auditorium della Domus Pacis, situato a pochi passi dalla Porziuncola, ha ospitato un dialogo tra Stefano Brufani professore di Studi Francescani all’Università di Perugia, e don Claudio Burgio fondatore dell’Associazione Kayrós e cappellano dell’Istituto penale minorile Cesare Beccaria di Milano. La moderazione è stata affidata a fra Georges Massinelli Vicario Provinciale, in sostituzione di fra Francesco Piloni ideatore della rassegna.

La pace secondo Francesco: un messaggio universale

Brufani ha iniziato il suo intervento sottolineando l’importanza di comprendere il messaggio di Francesco d’Assisi nel suo contesto storico, evitando letture anacronistiche. Il saluto francescano “Il Signore vi dia pace” non è un semplice augurio, ma un invito a diventare operatori di pace nella vita quotidiana.

La pace, secondo Brufani, non è un concetto astratto, ma si manifesta nella prossimità quotidiana con le persone. I frati di Francesco lavoravano, viaggiavano e chiedevano l’elemosina, vivendo così il messaggio di pace in modo concreto. Questo approccio richiede una conversione e una responsabilità personale, elementi fondamentali per costruire relazioni autentiche.

Il perdono: una sfida educativa

Don Claudio Burgio ha portato la sua esperienza con i giovani coinvolti in percorsi penali, evidenziando come la violenza spesso nasconda fragilità e disagio. La pace, secondo Burgio, nasce dall’ascolto profondo e dalla capacità di restituire la parola a chi si sente escluso.

Il perdono, ha spiegato Burgio, non è esigibile e richiede un cammino di verità e responsabilità. Non si tratta di indulgenza superficiale, ma di un percorso che implica il riconoscimento delle proprie colpe e delle conseguenze delle proprie azioni. Questo approccio è fondamentale per ricostruire relazioni autentiche e promuovere una cultura del perdono.

Il Cammino del Perdono: una tradizione che continua

Mentre ad Assisi si rifletteva sul messaggio di Francesco, a L’Aquila si preparava la 732/a edizione della Perdonanza Celestiniana. Il Cammino del Perdono giunto alla sua 47/a edizione, ripercorre il viaggio di Pietro Angelerio verso la basilica di Collemaggio, dove sarebbe stato incoronato Papa Celestino V.

Il cammino, che si svolge dal 16 al 23 agosto, parte dall’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone e attraversa numerosi centri dell’Aquilano, culminando con l’accensione del Tripode della Pace a Piazza Palazzo. Questo evento, trasmesso in diretta su Rai Uno, rappresenta un momento di riflessione e riconciliazione per l’intera comunità.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha sottolineato l’importanza del Fuoco del Morrone come anima autentica della Perdonanza, mentre il vicesindaco Raffaele Daniele ha evidenziato il valore del cammino nel rafforzare il legame tra L’Aquila e i territori attraversati, soprattutto nell’anno della Capitale italiana della Cultura.

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