Il centro storico di Perugia si è tinto di colori sabato durante l’edizione dell’Umbria Pride che, secondo gli organizzatori, è stata la più partecipata di sempre: una manifestazione che ha riunito circa 10.000 persone e oltre 60 organizzazioni. Il raduno è avvenuto in Piazza Fortebracciodavanti alla sede dell’Università per Stranierie la parata ha poi percorso le piazze e le vie centrali della città tra musica, slogan e interventi pubblici.
Al centro della giornata non c’è stato solo il corteo: il gesto simbolico dell’esposizione della bandiera arcobaleno su palazzo comunale e sull’edificio dell’Università per Stranieri ha infatti scatenato un confronto pubblico sul ruolo delle istituzioni rispetto ai temi dei diritti civili e dell’inclusione.
Il corteo, gli slogan e le adesioni istituzionali
La manifestazione, promossa dal circolo Omphalosè stata accompagnata da una lunga lista di adesioni: associazioni studentesche, gruppi ambientalisti, sindacati, movimenti femministi, realtà del sociale e partiti politici hanno sfilato insieme alla comunità LGBTQI+. In testa al corteo campeggiava uno striscione con la parola “Scomodə”titolo scelto per questa edizione per evidenziare temi di visibilità e identità; la presenza della schwa (ə) è stata utilizzata come simbolo linguistico per includere persone non binarie e rendere esplicita l’intenzione di inclusione.
Luoghi e momenti della parata
Il corteo si è mosso da Piazza Fortebraccio attraversando il cuore cittadino, con momenti di festa e rivendicazione. La serata precedente aveva visto la tradizionale “Mezzanotte Arcobaleno” tra Corso Cavour e Borgo XX Giugnoun appuntamento che ha anticipato la giornata principale e ha animato le vie del centro con musica e intrattenimento.
Istituzioni, prese di posizione e polemiche
La scelta di esporre il drappo arcobaleno su palazzo comunale è stata commentata dalla sindaca Vittoria Ferdinandi prima della partenza del corteo: secondo la prima cittadina, l’esposizione rappresenta «una presa di posizione e di campo chiara da parte dell’Amministrazione comunale». Ferdinandi ha richiamato il dovere di chi ha giurato sulla Costituzione, sostenendo che le istituzioni devono schierarsi a tutela dei diritti, della libertà e dell’uguaglianza.
In particolare la sindaca ha dichiarato: «Dobbiamo continuare a puntare sull’uguaglianza dei cittadini, come prevede la nostra Carta Costituzionale. E fintanto che ci sarà nelle nostre comunità anche una sola persona che verrà discriminata per ciò che è, credo che sia un dovere civile essere chiaramente al fianco di queste comunità». Ha poi aggiunto che «essere neutrali non significa essere imparziali, ma significa essere indifferenti» e che le istituzioni democratiche non possono permettere tale indifferenza.
Dibattito su attacchi e slogan
Il consigliere comunale del Partito Democratico (PD) di PerugiaLorenzo Ermenegildi Zurloattivista storico sui diritti civili, era tra i rappresentanti in prima fila e aveva esposto la bandiera sulla facciata del municipio alla vigilia dell’evento. Dopo quell’iniziativa, Zurlo è stato bersaglio di attacchi e insulti sui social. Zurlo ha commentato la situazione osservando che «Ci sono ancora molte persone alle quali la comunità LGBTQI+, dà fastidio. Ne prendiamo atto, ma noi siamo convinti che le istituzioni debbano schierarsi convintamente dalla parte giusta della storia. In questo caso dalla parte del Pride e della comunità LGBT».
Il segretario di OmphalosRoberto Mauriha definito la manifestazione sia «una festa di popolo» sia «un momento di lotta», sottolineando la necessità di contrastare «quella stagione politica che tende a omologare, invisibilizzare, normalizzare le esperienze e le vite della comunità Queer». Tra le figure istituzionali presenti alla partenza figuravano la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchil’assessore regionale Fabio Barcaioli e la deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli.
Durante il corteo è stato inoltre citato un intervento polemico del Generale Vannaccidefinito da alcuni partecipanti come delirio; sul suo commento Zurlo ha replicato che certe affermazioni sono «chiaramente una provocazione becera» e che chi ha pronunciato tali parole «non è benvenuto al Pride».
L’evento ha rappresentato così un punto di incontro tra cultura, attivismo e politica locale: una manifestazione che ha combinato momenti festosi con richieste nette di diritti e tutela, mentre la presenza del drappo arcobaleno sui palazzi pubblici ha rilanciato il dibattito sul ruolo delle istituzioni nell’essere simbolo di inclusione.


